Cassazione, papà in congedo parentale non sta con il figlio e viene licenziato


E’ davvero incredibile quanto accaduto ad un uomo, il quale avrebbe chiesto un congedo parentale proprio per prendersi cura del suo bambino, ma è risultato passasse la maggior parte del tempo senza stare proprio con il figlio. Per queste ragioni l’uomo rischia il licenziamento ed a riferirlo è stata la sezione lavoro della Cassazione e pare abbia rigettato il ricorso di un uomo licenziato in seguito al fatto che il datore di lavoro sulla base di indagini investigative effettuate privatamente, avesse accertato che per oltre la metà del tempo concesso a titolo di permesso parentale, il dipendente non avesse svolto alcuna attività a favore del figlio. Più nello specifico, la Corte d’Appello dell’Aquila pare avesse affermato che si trovava di fronte ad un caso in cui si era realizzato uno sviamento dalla funzione tipica per la quale il congedo parentale era stato concesso, ovvero sostenere i bisogni affettivi e relazionali del bambino.

Secondo la Cassazione, Dunque, ci sarebbe stata una condotta contraria alla buona fede e lesiva della buona fede del datore di lavoro, il quale risulta essere stato privato ingiustamente della prestazione lavorativa del dipendente, oltre che dell’ente previdenziale che eroga la prestazione assistenziale. Ciò nonostante, il dipendente e il padre del bambino, pare abbia presentato ricorso e in questo aveva puntato sulla illegittimità del licenziamento rilevando che il congedo non sia equiparabile ai permessi per poter assistere familiari disabili che sono previsti dalla legge 104 e che non era stato accertato che avesse fatto un altro lavoro durante il congedo.

Ma proprio a tal riguardo sono intervenuti i giudici della Cassazione che con la sentenza numero 509 hanno osservato che il principio vale tanto per chi nei giorni di congedo si dedicano a un altro lavoro, che nei casi in cui il genitore trascura la cura del figlio per dedicarsi a qualunque altra cosa come nel caso in questione. “Ciò che conta non è tanto quel che il genitore fa nel tempo da dedicare al figlio, quanto piuttosto quello che invece non fa nel tempo che avrebbe dovuto dedicare al minore”, conclude la Cassazione. Per chi non lo sapesse il congedo di paternità è l’astensione dal lavoro che viene riconosciuta di diritto ad ogni lavoratore dipendente dalla durata di 4 giorni, entro il quinto mese dalla nascita, adozione o affidamento del figlio.

In questo caso si parla di congedo paternità obbligatorio che è diverso dal congedo di paternità facoltativo, il quale prevede un ulteriore giorno di astensione dal lavoro ma soltanto previa rinuncia da parte della madre del proprio diritto alle giornate di congedo di maternità. Il congedo di paternità per i lavoratori dipendenti è chiesto all’INPS dal padre entro il quinto mese di vita dalla nascita, adozione, affidamento del figlio e indipendentemente dal congedo di maternità.



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