Dieta del sonno, come perdere peso dormendo


Dopo le festività si sa ci si ritrova sempre con qualche chilo in più e per questo motivo è bene correre ai ripari, cercando di rimediare i danni. In vista Dunque dell’imminente stagione estiva e della prova costume che praticamente ormai è quasi dietro l’angolo, sono tanti gli italiani che decidono subito dopo le festività di mettersi a dieta anche se poi in realtà non tutti riescono nel loro intento. Proprio per tutte quelle persone che vogliono ottenere dei risultati, senza però tra l’altro impegnarsi più di tanto, è in arrivo una nuova dieta che è chiamata la dieta del sonno. Questa dieta Sembra essere stata scoperta da un gruppo di ricercatori del King’s College di Londra i quali hanno effettuato uno studio al riguardo. Ebbene, sembra proprio che per ottenere un sonno ristoratore Bisognerebbe dormire almeno 8 ore a notte. Nel caso in cui invece si dorme o meno o più sembra che si possa andare incontro ad alcuni problemi sia fisici che fisici.

I problemi o meglio gli effetti del sonno sul metabolismo e soprattutto sul sovrappeso sono stati illustrati dalla dottoressa Wendy Hall e dai colleghi del dipartimento di scienze nutrizionali del Kings College di Londra, i quali pare abbiano condotto uno studio dove hanno testato come un semplice intervento possa aumentare la durata del sonno in un gruppo di adulti. I risultati davvero sorprendenti sono stati poi pubblicati sull’ American Journal of clinical Nutrition. Nello specifico i ricercatori hanno effettuato lo studio su un campione di 21 persone, tutte in buona salute ai quali sono state fornite delle indicazioni su come aumentare circa 45 minuti di sonno. Durante questa sessione, al gruppo di estensione sono stati forniti almeno 4 suggerimenti per poter allungare il loro tempo di dormita, comprese le informazioni sulla riduzione dell’ assunzione di caffeina e anche su Come rilassarsi.

Per 7 giorni i partecipanti hanno monitorato il loro sonno e appuntato tutto su un diario. Inoltre pare che tutti indossassero un sensore che permettesse di movimentare il movimento e di rilevare quanto tempo i partecipanti dormivano e quanto invece tempo trascorrevano nel letto prima di addormentarsi. Contemporaneamente, sarebbero stati anche monitorati l’alimentazione e di conseguenza l’apporto nutrizionale. I risultati sono stati i seguenti ovvero che l’83% del gruppo di estensione del sonno aveva aumentato il tempo trascorso a letto, di cui circa la metà aveva anche aumentato la durata del sonno di 52 90 minuti.

Ed ancora sembra che tre dei membri del gruppo abbiano raggiunto la media settimanale raccomandata di 7 o 9 ore di sonno a notte. E’ inoltre emerso che tutti quei soggetti che erano riusciti in un qualche modo ad aumentare il tempo di sonno, hanno riferito di aver assunto 10 grammi in meno di zucchero e meno carboidrati durante il giorno. Questi risultati sono stati spiegati dalla dottoressa, la quale ha riferito che il fatto di aver esteso il sonno ha portato ad una riduzione dell’ assunzione di zuccheri liberi e questo non fa altro che farci capire come un semplice cambiamento nello stile di vita, possa aiutare le persone a seguire anche delle diete più strane e di conseguenza perdere peso.

Dormire bene, dormire male Dott. Giuseppe Ventriglia – Responsabile Nazionale Area Formazione SIMG Cos’è il sonno? Un buon sonno (ristoratore e di durata sufficiente) è necessario per il benessere e per affrontare adeguatamente gli impegni del giorno. Il bisogno di sonno è molto diverso da una persona all’altra, ma in genere varia tra le 6 e le 9 ore anche se esistono individui che vivono bene dormendo, talvolta per tutta la vita, solo pochissime ore. È noto anche che i bambini piccoli dormono moltissimo e che il sonno diventa “normalmente” sempre più breve con l’avanzare dell’età. Gli studiosi hanno scoperto che il sonno non è una condizione passiva ed inerte interposta tra le attività fisiche e mentali che si susseguono nel giorno. Al contrario, sappiamo oggi che il cervello durante il sonno ha un’attività piuttosto intensa e svolge funzioni di particolare importanza per il mantenimento dell’equilibrio fisico e psichico della persona: il corpo e la mente riposano, le informazioni apprese vengono consolidate ed anche l’umore migliora. Del resto ciascuno di noi ha avuto modo di verificare che in mancanza di sonno calano l’attenzione, la concentrazione e la memoria, si diventa più irritabili ed ansiosi, compaiono problemi anche a livello corporeo (mal di testa, disturbi digestivi, ecc.), ci si sente stanchi ed assonnati fino al punto di andare incontro a problemi sul lavoro e nelle attività domestiche. Interessante poi quanto si è scoperto nella donna in età fertile, in cui il sonno è di grande importanza per il mantenimento dell’equilibrio ormonale e della capacità riproduttiva.

Cos’è l’insonnia? Per insonnia si intende la compromissione del sonno notturno che provoca, nelle successive ore diurne, conseguenze importanti quali sonnolenza, irritabilità, ansia e difficoltà di concentrazione. L’insonnia costituisce talvolta un disturbo passeggero, legato ad esempio alla preoccupazione per un impegno importante, un esame, un colloquio di lavoro, ma in molti casi rappresenta un problema rilevante di salute, ossia una vera propria malattia. Si sa che lo stress, il rumore, il dolore e molte malattie sono nemiche del “buon dormire”, ma esistono comportamenti che possono favorire od ostacolare l’inizio ed il mantenimento del sonno notturno e che è importante conoscere in modo da creare intorno a sé le migliori condizioni per ottenere un sonno ristoratore (vedi pag. 7). Sono tante le persone che riferiscono di non dormire bene. Secondo alcune ricerche la metà circa della popolazione ha problemi di sonno, anche se le forme più gravi di insonnia sono fortunatamente molto meno frequenti. Di sicuro si sa che questo disturbo compare più spesso nelle donne e nelle persone in età avanzata. Ma si sa anche che tante, troppe persone cercano di affrontarlo da sole, senza il consiglio di persone esperte o, peggio ancora, usando farmaci magari prescritti dal medico, ma assumendoli in maniera scorretta.

Da dove origina l’insonnia? Vi sono persone la cui insonnia deriva direttamente da malattie e problemi di salute ben identificabili: sono le condizioni che gli esperti chiamano di “insonnia secondaria”. Nella maggioranza dei casi, invece, questa correlazione non esiste: sono i casi denominati “insonnia primaria”, molto frequenti e frutto per lo più del perdurare di situazioni che alterano il sonno accoppiate a persistenti stati di tensione emotiva e di reazioni personali negative alla perdita stessa del sonno. Una specie di “cane che si morde la coda” e che ha come risultato finale un’insonnia che continua a lungo nel tempo. L’insonnia, detto in altre parole, può essere considerata come il frutto dell’interazione tra fattori “predisponenti” (che aumentano la probabilità che compaia l’insonnia), fattori “precipitanti” (che possono scatenare l’insonnia, ad esempio un divorzio, la perdita di una persona importante, un grave problema familiare o lavorativo o di salute) e fattori “cronicizzanti” che contribuiscono a far perdurare nel tempo o ad aggravare l’insonnia. Questi ultimi, sono di grande importanza perché si tratta per lo più di abitudini nocive per il sonno che, volendo, potrebbero essere corrette.

I tipi di insonnia L’insonnia, però, non è sempre uguale, in quanto ci sono persone che hanno difficoltà ad addormentarsi (cosiddetta insonnia iniziale), altre che si svegliano una o più volte nel cuore della notte e magari fanno fatica a riaddormentarsi (insonnia intermedia) ed altri infine che si svegliano con notevole anticipo rispetto a quanto stabilito (insonnia terminale). Molto più raramente l’insonnia riguarda tutte le fasi del sonno, ed il paziente trascorre, come si suol dire, la “notte in bianco”. In ogni caso, è sempre importante capire se l’insonnia si limiti a dare problemi di notte (sonno disturbato) e se invece essa sia la causa di più o meno gravi disturbi anche durante il giorno (stanchezza, disturbi dell’attenzione e della memoria, ansia ed irritabilità, umore depresso e sonnolenza). Questo elemento è importante per la successiva scelta del trattamento necessario.

Esiste un’insonnia “normale”? Esistono condizioni di particolare stress (preoccupazioni familiari, lavorative o scolastiche) che possono produrre un’insonnia. In questi casi il disturbo del sonno è da considerare come un “normale” evento, che se è transitorio e non provoca disturbo al soggetto, può anche non richiedere trattamenti con farmaci dal momento che, una volta superato l’evento che lo ha provocato, l’insonnia tende a risolversi. Quando invece il disturbo perdura, può essere utile un periodo di cura scegliendo i prodotti in base all’intensità dell’insonnia ed ai disagi provocati. In questo tipo di insonnia potrebbero essere particolarmente indicate le piante officinali, sia per la loro “delicata” azione, sia per la relativa “normalità” del problema per il quale il trattamento farmacologico, in genere, potrebbe essere perfino eccessivo.

Quando parlarne con il medico? Quando le difficoltà del sonno compaiono per più giorni nella settimana e durano a lungo nel tempo, o quando ci si accorge che a causa della mancanza di sonno compaiono sonnolenza diurna, colpi di sonno alla guida, stanchezza, stato di ansia, distrazione e scarsa concentrazione nelle proprie attività, allora bisogna parlarne con il medico per trovare le cause e le opportune soluzioni. Così pure è bene sapere che esistono sostanze e malattie capaci di alterare il sonno: è dunque buona norma riferire al medico la comparsa di un’insonnia se si stanno assumendo farmaci o quando si è affetti da qualche problema di salute.

Quali sono i rimedi per l’insonnia? Quando l’insonnia è conseguente ad una precisa malattia, la cura coincide con quella della condizione che la provoca. In tutti gli altri casi, il primo passo è verificare il rispetto delle “regole” del sonno.

Se il problema persiste sarà necessario consultare un esperto (il proprio medico o il farmacista) al fine di individuare le condizioni che possono giovarsi dell’azione positiva sull’ansia e sul sonno di un integratore a base di piante officinali, oppure da trattare necessariamente con farmaci. Tra le piante officinali che facilitano il sonno o che agiscono sull’ansia e sugli stati di tensione emotiva vi sono: Passiflora, Valeriana, Escolzia, Melissa, Griffonia, Luppolo e Biancospino.



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