Direzione Pd, ok alla relazione di Matteo Renzi con 164 sì e 15 astenuti


Dividere i pisapiani e spaccare i bersaniani. «Si può fare, molti di loro vorrebbero», ragionano i collaboratori di Matteo Renzi. È questo l’obiettivo che il segretario del Partito democratico ha in mente, la ragione per cui non si è rassegnato alla possibilità di costruire una coalizione di centrosinistra in vista delle prossime elezioni politiche, nonostante l’apparenza è che nessuno ci stia. Non ci stanno i leader, si ragiona nei corridoi del Nazareno: Roberto Speranza, Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema, Laura Boldrini. Ma sotto di loro, il discorso è diverso. Non è detto che le truppe seguano compatti i generali. Una lista a sinistra alleata del Pd, ragiona il segretario dem, ci sarà. Guidata da chi, si vedrà. In ogni caso non sarà lui a negare questa possibilità. Chi non ci vuole stare, dovrà assumersi la responsabilità di dire di no.

Per questo, ieri, nella direzione del Pd, Renzi si è dimostrato disponibilissimo a ragionare con chiunque, compresi quelli che non ne vogliono sapere né di lui, né del Pd. «Siamo alle porte della campagna elettorale e lo sforzo unitario che si chiede all’esterno va praticato all’interno, a cominciare dal sottoscritto». Paolo Gentiloni è in prima fila. Ci sono Graziano Delrio e molti ministri. C’è Gianni Cuperlo, da molti descritto con un piede già fuori dal Pd. L’unico paletto che Renzi pone è che non gli si chieda di rinnegare le riforme fatte nei mille giorni di governo.

«Noi siamo col treno nel Paese, il Pd è lì e a chi dice cancelliamo il passato per ragionare del futuro, dico che dobbiamo rivendicare con forza quello che abbiamo fatto. Certo ci sono stati limiti e difficoltà ma in questi anni si è prodotto un miglioramento del Paese. Abbiamo recuperato il gap, abbiamo rimesso in moto il Paese e abbiamo tanto da fare. Ma chi si esercita in richieste di abiura di quanto fatto, non si rende conto di dove eravamo tre anni fa». Si dice anche pronto a superare «gli insulti, tanti», ricevuti da lui e dal Pd. «Penso si debba guardare avanti e ragionare su una prospettiva alta e seria». Si dice disponibile a trovare «punti di equilibrio» con Mdp sulla legge di bilancio. E assicura che lo ius soli resta nell’orizzonte del Pd: va fatto prima che finisca la legislatura, coalizione o no. È un Renzi in versione ecumenica: «Anche con le persone da cui siamo stati divisi da discussioni e polemiche c’è più sintonia che con gli avversari storici». Ma non pensa solo alla galassia a sinistra del Pd. Apre anche ai moderati, convinto che la sfida vera sia col centrodestra: bisogna evitare, dice, che i centristi siano «risucchiati» da Berlusconi.

Non è che Renzi sia improvvisamente cambiato. Il punto è che non vuole restare con il cerino in mano. C’è poi un’altra ragione che spiega questo atteggiamento: i sondaggi parlano chiaro: o il Pd costruisce una coalizione o vince il centrodestra. «La sfida del futuro», dice ancora, «è una pagina bianca. O la scrive il Pd o il centrodestra». Certo, c’è anche il M5S. «Ma è ampiamente sovrastimato nei sondaggi». In ogni caso il punto è un altro: «Con questa legge elettorale o riesci nei collegi a stare sopra il 30% o sei difficilmente competitivo». Fa notare che, secondo i sondaggi, il Pd potrebbe essere il primo gruppo parlamentare. Ma non basta. Il problema è vincere: «Con la coalizione che faremo siamo già oggi avanti agli altri». E a suggello di questa di disponibilità al dialogo, affida a Piero Fassino l’incarico di aiutarlo a recuperare con la sinistra, essendo stato l’ultimo segretario dei Ds: «Mi hanno accusato di perseguire la filosofia dell’uomo solo al comando. Ma io invito tutti a dare una mano, nessuno escluso». Insomma, il Pd non metterà alcun veto alla costruzione di una «coalizione più larga possibile».
La risposta di Mdp arriva in tempo reale: no grazie. «Non vediamo nessuna novità. Parole, ma ormai Renzi non è più credibile. Gli appelli non bastano», replica Bersani. «Le chiacchiere stanno a zero». «È un disco rotto», taglia corto Nicola Fratoianni di Sinistra italiana.

Al Nazareno se l’aspettavano e non sembrano delusi. Il problema non sono i generali, ma le truppe. Renzi lo sa che convincere Bersani o D’Alema sarà difficile, se non impossibile. «Ma deve fare questa parte», dicono i suoi. Per non passare come quello che ha voluto un Pd solo. «E la farà fino in fondo». Nella speranza che alla fine qualcosa negli altri campi si rompa. Intanto incassa l’unità del Pd: la minoranza di Michele Emiliano vota la relazione finale. Gli orlandiani si astengono. Ma sono poco più che una decina. Cuperlo apprezza, ma mette in chiaro che se Renzi non è disponibile ad abiure, nemmeno lui lo è. «Nessuno può chiedere a me di abiurare a quella mia radice e identità». Il gioco del cerino ricomincia. Ma il tempo si accorcia.

La Direzione Nazionale del Partito Democratico ha approvato la relazione di Matteo Renzi senza nessun voto contrario. Quindici gli astenuti (area Orlando), nessun ‘no’, 164 voti a favore (anche la minoranza di Emiliano).

“Non c’è un disegno alternativo” per il Pd “se avessi dovuto fare il Macron, le condizioni politiche c’erano quando ho perso con Bersani nel 2012 e quando abbiamo vinto le europee”. Così Matteo Renzi nella replica in chiusura della Direzione. E ancora: “Non c’e’ una leadership solitaria anche su questo vale il principio della pagina bianca. Chi vuole dare una mano e’ benvenuto, se qualcuno si tira indietro ora da questo invito unitario se ne assume la responsabilita’”. E’ l’apertura al gioco di squadra che Matteo Renzi ha fatto in replica in Direzione.

Direzione Pd, Renzi chiude ad Articolo 1-Mdp e apre ad Alfano. Nessuna autocritica sul passato – Nessuna apertura sostanziale, ma solo di facciata, ai bersaniani di Articolo 1-Mdp (ma porte aperte a Campo Progressista di Giuliano Pisapia) e, al tempo stesso, offerta di alleanza ai centristi di Alternativa Popolare guidati da Angelino Alfano. E’ questo il senso politico del discorso di Matteo Renzi durante la Direzione Nazionale del Partito Democratico.

La chiusura ad Articolo 1-Mdp. “A chi dice cancelliamo il passato e parliamo soltanto di futuro, dico che dobbiamo rivendicare con forza quello che abbiamo fatto. Chi si esercita in abiure non si ricorda come stava il Paese tre anni fa”. E’ questo il passaggio principale del discorso di Matteo Renzi durante l’attesissima Direzione Nazionale del Pd. Di fatto, l’ex premier chiude ad ogni possibile accordo con i bersaniani di Articolo 1-Mdp che, come aveva spiegato Alfredo D’Attorre ad Affaritaliani.it prima dell’inizio della Direzione dem (leggi qui), avevano chiesto una forte discontinuità con il passato dei governi Pd come base imprescindibile per un’alleanza elettorale e politica alle elezioni del 2018.

Ed ecco l’apertura al ministro Alfano. Nello schema delle alleanze è “cruciale” coinvolgere l’area centrista e moderata che “corre il rischio di essere risucchiata in una visione di Centrodestra, quel film si è già visto e non credo si ripeterà”. Così, nel suo intervento in Direzione, Matteo Renzi apre ai centristi di Ap.

Porte aperte a Giuliano Pisapia. “Dobbiamo tenere fronte aperto con l’ala moderata e centrista. Non devono essere risucchiati da Berlusconi. Come l’area dei Verdi, dei socialisti, dell’Italia dei valori. E in primis con Pisapia”. Lo ha detto il segretario Pd Matteo Renzi durante la Direzione Nazionale del partito.

IL DISCORSO DI MATTEO RENZI IN DIREZIONE PD – “Siamo alle porte della campagna elettorale e lo sforzo unitario che si chiede all’esterno va praticato all’interno in primis da chi dirige e questo che vuol dire parlare del Paese e con il Paese”. Così Matteo Renzi aprendo la direzione del Pd con il suo intervento. In prima fila ad ascoltare il segretario c’è il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

“Noi – ha detto ancora – siamo col treno nel Paese, il Pd è lì e a chi dice cancelliamo il passato per ragionare del futuro, dico che dobbiamo rivendicare con forza quello che abbiamo fatto. Certo ci sono stati limiti e difficoltà ma in questi anni si è prodotto un miglioramento del Paese. Abbiamo recuperato il gap, abbiamo rimesso in moto il Paese e abbiamo tanto da fare. Ma chi si esercita in richieste di abiura di quanto fatto, non si rende conto di dove eravamo tre anni fa”.

“Sulla rivendicazione del passato non faremo alcun passo indietro. Ovviamente la sfida è il futuro e il futuro è una pagina totalmente bianca da scrivere e o la scriviamo noi o la destra e noi dovremo deciderci se essere capaci di continuare una storia di progresso o tornare ad una storia che sembrava chiusa 6 anni fa. Certo c’è anche M5s ma è ampiamente sovrastimato nei sondaggi e poi con questa legge elettorale o riesci nei coleggi a stare sopra il 30 o sei difficilmente competitivo”.

“Anche con le persone da cui siamo stati divisi – ha detto ancora – da discussioni e polemiche c’è più sintonia che con gli avversari storici, non solo perché governiamo insieme in 14 regioni ma perché molte cose fatte le abbiamo fatte insieme. Non sarà il Pd a mettere veti o paletti alla coalizione più ampia possibile, forse abbiamo opinioni diverse sulla buona scuola ma non sulla necessità del tempo pieno anche al sud come al nord”.

“Chi vorrà rompere lo dovrà fare in modo trasparente e chiaro perché da noi non troverà alcuna sponda”, ha detto ancora.

“Dobbiamo togliere dal campo” del dibattito sulle coalizioni “il tema dei diritti. Non è che facciamo lo ius soli per fare l’accordo con Mdp. Lo facciamo perché un diritto è un diritto, senza scambiarlo in un accordo di coalizione. Cercheremo di farlo, senza creare alcuna difficoltà alla chiusura ordinata della legislatura, rispettando ciò che il governo e la coalizione vorranno fare, non pensiamo siano temi su cui fare l’accordo”.

“Credo che sia cruciale che sia coinvolta l’area moderata così come i Verdi, Idv e i Radicali con i quali c’è una discussione non scontata né chiusa. Poi vogliamo il dialogo a sinistra in primis con Cp, a cui lanciamo parole di dialogo e disponibilità come quelle che in larga parte abbiamo sentito ieri, e vogliamo un confronto con Mdp, SI e Possibile”.

A Fassino ruolo di ‘pontiere’ con la sinistra – “Mi hanno accusato – ha detto Renzi – di perseguire la filosofia del’uomo solo al comando. Ma io invito tutti a dare una mano, nessuno escluso. Chiedo a tutti di essere aiutato in questo percorso. Per il mondo della sinistra voglio chiedere a Piero Fassino di darmi una grande mano vista la sua esperienza di segretario dei Ds”.

Franceschini: applauso convinto in direzione a relazione Renzi – Dario Franceschini apprezza la relazione di Matteo Renzi in direzione Pd. Il ministro dei Beni culturali scrive su twitter: “Un applauso convinto alla relazione di Matteo Renzi che apre alla costruzione di una alleanza di tutto il centrosinistra”.

Pd: Orlando, verita’ non autorizza nessuna rimozione – “Dobbiamo in questo momento provare a dire la verita’, per quello che sta succedendo in Europa, per quello che sta succedendo in Italia, per quello che e’ successo ad Ostia. E allora io credo che la verita’ non ci autorizzi a nessun tipo di rimozione, penso che discutere del risultato delle elezioni in Sicilia avrebbe aiutato anche a mettere a fuoco le modalita’ con cui affronteremo la prossima sfida elettorale”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nella sua risposta alla relazione del segertario Renzi durante la direzione del Pd. “Perche’ il dato siciliano non e’ rilevante tanto per l’esito, quanto per il fatto che in Sicilia si e’ determinata per la prima volta un fenomeno di voto utile che non premia il Partito Democratico. E questo e’ un rischio, che in assenza di una proposta politica strutturata anche livello nazionale, in alcune realta’ o anche in campo nazionale, si puo’ determinare”, ha aggiunto Orlando.

Pd, Emiliano a Renzi: mi hai convinto, ok a documento – “Segretario tu mi hai convinto”. Lo ha detto Michele Emiliano, intervenendo alla direzione del Pd. Emiliano ha quindi dato il suo ok a un documento unitario proposto dalla presidenza in cui vengono accolte alcune delle proposte avanzate dalla minoranza. Il ragionamento dell’area che fa capo al governatore pugliese sarebbe stato quello di non rompere con la maggioranza dal momento che è appena iniziata la trattativa per la costruzione della coalizione sulla quale ci sono state delle aperture da parte di Renzi.

Pd, Cuperlo: bene Fassino ma non basta,ricucire fino in fondo – “Apprezzo la proposta di assegnare a Piero Fassino il ruolo di pontiere con la sinistra ma non basta. Penso di non dover dare altre prove di lealta’ e per questo diro’ quello che penso. Al segretario dico: devi avere piu’ fiducia verso chi ti chiede una linea netta. Il primo nemico di questo partito e’ l’isolamento. Tu hai un enorme peso sulle spalle, noi stiamo qui per condividerlo. Ma dobbiamo crederci, dobbiamo andare fino in fondo, ricucire. Se lo faremo tu uscirai da questa storia come il segretario che non ha interrotto un’esperienza”. Lo dice Gianni Cuperlo in direzione Pd. Cuperlo cita l’esperienza che porto’ al governo Romano Prodi “che non aveva un partito dietro”: il suo vice fu Veltroni, “che aveva un partito solido alle spalle”, ricorda. Avverte sul rischio che stavolta si arrivi alle urne con “due sinistre spaccate”, che dovrebbero poi sedersi attorno ad un tavolo a urne chiuse. Chiede, rispetto alla coalizione, “nessun equivoco”. Ed e’ critico “con l’atteggiamento della attuale classe dirigente che non ha mai accettato critiche ma nello stesso tempo non accetta veti esterni sulla leadership del Pd”.

Per Anna Finocchiaro “il Pd unito per costruire un’ampia alleanza di centrosinistra. Ora atti concreti da parte di tutti per scrivere insieme un nuovo progetto politico. Questa la giusta linea della #direzionePd”.

Il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato su twitter commenta l’intervento del segretario dem alla direzione Pd: “Chiaro Matteo Renzi: per consentire al paese di crescere e per scrivere nuova pagina serve un centrosinistra unito. Dove lavoro, scuola, Sud siano ancora parole e contenuti fondamentali. Insieme contro destre e M5s #DirezionePd”.



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