INTERESSANTISSIMO EDITORIALE DI M.TRAVAGLIO: “DENUNCIA ANCHE TU VIRGINIA RAGGI”


Questo articolo – come tutti quelli di un quotidiano, scritti sul tamburo dell’attualità – potrebbe essere da buttare già domani. Però, siccome siamo abituati a scrivere ogni giorno ciò che pensiamo e sentiamo, e su questo si basa il nostro rapporto di fiducia con i lettori, ci prendiamo il rischio di farlo anche stavolta.

Da sette mesi, cioè da quando è stata eletta sindaco di Roma,Virginia Raggi viene quotidianamente lapidata dai media. Lei e chiunque le sia vicino. Qualunque cosa facciano o dicano. Cose sbagliate e cose giuste: “A prescindere”. Se lo doveva aspettare, essendo la figura istituzionale più in vista di un movimento che dà fastidio a tutti i poteri, in Italia e fuori. Quando Paola Taverna evocò “il complotto per farci vincere a Roma”, a questo si riferiva: alla speranza del sistema di seppellire i 5Stelle sotto le macerie di una città spolpata e rapinata, per poterne dimostrare l’incapacità a governare l’Italia. Lo scrivemmo già la notte del 19 giugno, quella delle elezioni: “La Raggi potrebbe diventare la testimonial di un nuovo modo di governare e trainare il M5S verso la vittoria alle elezioni politiche; ma anche una zavorra per i suoi e un formidabile spot per gli avversari, che non perderanno occasione per trasformare in travi le sue pagliuzze, come in campagna elettorale”.

Finora, complici i suoi errori e quelli del Movimento, le risse da comari fra capi e capetti e gl’innumerevoli sabotaggi esterni, la sua esperienza di sindaco si è rivelata una zavorra. Per il M5S e per la città. E se il fallimento non ha ancora intaccato il patrimonio di fiducia degli elettori nel M5S (o di sfiducia negli altri partiti) è solo perché sette mesi sono pochi per una condanna e perché chi risponde ai sondaggi è ancora lontano dal pensiero delle elezioni e di un possibile governo grillino: tra qualche mese, salvo miracolose svolte in Campidoglio, il giudizio negativo sulle capacità amministrative dei 5Stelle si farà sentire eccome, nei sondaggi e nelle urne. Per questo, a fine anno, avevamo suggerito loro di arrendersi subito dinanzi a un’impresa troppo più grande di loro, ritirarsi un paio d’anni a studiare e prepararsi, e intanto riconsegnare Roma a quelli bravi e competenti che l’hanno sfasciata, perché rimettano insieme i cocci (se ci riescono). L’indagine per abuso e falso sulla Raggi, all’indomani della sentenza che ha respinto il ricorso contro la sua elezione e un mese dopo l’arresto di Marra e le dimissioni della Muraro, dimostra che la sindaca non potrà mai fare la sindaca… […]

Dovrà sempre dividersi tra l’aula consiliare e quelle di tribunale. E non per colpa dei magistrati, come direbbero i turiferari di B. o del Pd, sempre pronti ad evocare complotti giudiziari, invasioni di campo togate e giustizie a orologeria. Ma perchè è impossibile reggere a lungo alla raffica di denunce che s’è abbattuta sulla Raggi e sui uomini dal giorno in cui nacque la giunta. Basta guardare alla processione di querelanti e ricorrenti al Tribunale e alla procura di Roma per accusare di ogni nequizia la sindaca e i suoi collaboratori: tutti bersagliati di sospetti e imputazioni fin dall’indomani, e soprattutto dopo il no alle Olimpiadi.

Paola Muraro, apprezzata consulente dell’Ama per 12 anni, divenne peggio di Riina dall’istante in cui divenne assessore. Raffaele Marra, insignito di onorificenze al Quirinale ed encomi e attestati di stima dai vertici delle forze dell’ordine, mai indagato né sospettato di nulla (in un Comune che ha 54 dirigenti si 198 inquisiti o imputati), è finito in carcere per corruzione appena promosso a capo del Personale. La Raggi è stata denunciata o accusata in pochi mesi dall’ex assessore Minenna, dall’ex capogabinetto Raineri, dal Codacons, da Fratelli d’Italia, dal Pd, da Gasparri, dal Sindaco cronisti, dall’Associazione libertà e progresso, dal partito animalista, dall’Associazione radicale ecologista, dall’Anac, dal Sindaco dirigenti comunali e forse anche dall’Esercito della Salvezza.

Il pellegrinaggio degli accusatori ricorda la processione di calunniatori alla Procura di Brescia per coprire di fango i pm del pool Mani Pulite (compreso, ironia della sorte, il pm Paolo Ielo che ora coordina a Roma le inchieste su Raggi e Muraro). La Muraro, per ritrovare la pace dopo 400 titoli di giornali in cinque mesi su un’indagine per presunti reati ambientali (anche su particolari morbosi della sua vita privata, totalmente estranei al reato contestato), ha dovuto dimettersi. La sindaca finora ha retto una pressione che fiaccherebbe un toro, ma basta guardarla, tutta ossa, occhi e orecchi, per capire che è allo stremo.

Conosciamo l’obiezione: ma siete diventati “garantisti”, dopo aver fatto i “giustizialisti” con tutti i politici indagati degli ultimi vent’anni? Non scherziamo: se qui fosse in ballo anche soltanto l’ombra di una tangente, un furto di denaro pubblico, un voto di scambio, una frequentazione mafiosa, un appalto truccato, un’induzione alla prostituzione minorile, o uno degli altri delitti o malcostumi che han caratterizzato le indagini sui politici di questi anni, avremmo già tagliato corto con la parola “dimissioni”(le abbiamo chieste persino per la Muraro: non perché indagata, ma perché aveva mentito). Non dopo la condanna in Cassazione: subito. Se questo è giustizialismo, siamo e restiamo fieramente giustizialisti.
Ma la Raggi è accusata di aver promosso un dirigente dei Vigili che non ha assunto lei, fratello di un altro dirigente che non ha assunto lei (li ha ereditati entrambi dalle precedenti amministrazioni), a direttore della direzione Turismo: nomina che il Regolamento comunale affida alla discrezionalità del sindaco, senz’alcun obbligo di gara o di raffronto con altri curricula, e che la sindaca rivendica di aver deciso in autonomia. C’è stato conflitto d’interessi tra i due fratelli? La Raggi s’è fatta imporre la nomina? Lei giura di no, i pm sostengono di si, i giudici decideranno. Ma il fatto è tutto qui: la promozione di uno delle decine di migliaia di dirigenti che ogni giorno vengono nominati o promossi o degradati nei 9mila Comuni d’Italia. E non ci pare giustificare tanto clamore.

Magari un giorno si scoprirà che la Raggi prende tangenti o frequenta mafiosi come tanti altri sindaci dei partiti. E allora forse i giornalini usciranno in versione Treccani, in dodici volumi. O magari si feliciteranno per la “svolta garantista” dei 5Stelle, finalmente maturi per governare. In ogni caso, anche se la Raggi domani dimostrasse ai pm le proprie ragioni e uscisse incolume da questa inchiesta, la processione dei querelanti ricomincerebbe e altre indagini si aprirebbero.

Anche qui, preveniamo l’obiezione; lo dite proprio voi che riempite pagine e pagine di cronaca giudiziaria? Si, proprio noi. Perché la cronaca giudiziaria racconta le indagini, i processi e le sentenze: cioè atti ufficiali, documenti verificati. Nel caso Raggi, visto che le notizie vere sono poco succulente, i giornalini ne inventano ogni giorno di false (e una gestione demenziale della “comunicazione” pantastellata impedisce misteriosamente alla sindaca di smentirle con una ricostruzione completa e pubblica dei fatti): due incontri fra Di Maio e Marra mai avvenuti (oltre a quello vero raccontato dal Fatto), inesistenti trattative della sindaca e del suo avvocato con la Procura per patteggiare la pena, giudizi immediati mai decisi, messaggi in chat mai scritti né inviati (ieri i pm hanno dovuto smentirli ufficialmente).

Magari domani emergeranno delitti terrificanti che imporranno alla sindaca di andarsene di corsa. Ma oggi, dalle notizie vere disponibili, non c’è ragione giudiziaria né etica perché debba dimettersi. Però ce n’è una politica grande come una casa: finché resterà in Campidoglio, la lapidazione proseguirà a colpi di denunce e invenzioni, per impedirle di governare (se ne sia capace, non lo sapremo mai). Per questo la Raggi dovrebbe valutare seriamente l’addio: non per quello che ha fatto, ma per quello che non le lasceranno mai fare.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.
Tratto da: https://infosannio.wordpress.com/2017/01/29/denuncia-anche-tu-virginia-raggi-di-marco-travaglio/



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