Madre con il tumore, gemellini di tre mesi abbracciati nel grembo salvati


Un delicato intervento ha salvato la vita a due gemelli nel grembo della madre nonostante un tumore alle ovaie.

E’ il primo intervento, a livello mondiale, eseguito per via laparoscopica su una paziente con gravidanza gemellare, che presentava una torsione di entrambe le ovaie e le tube con emoperitoneo e peritonite in fase iniziale.

Una situazione clinica che metteva in pericolo la salute della donna e che, certamente, avrebbe ucciso i due fratellini, abbracciatia causa del poco e vitale spazio nel grembo. Un altro caso di buona sanità in cui gli investimenti e le ricerche della medicina napoletana sono stati utilizzati sul campo per salvare non una, ma ben tre vite. A salvare mamma e figli è stato un intervento chirurgico delicatissimo: si tratta di una laparoscopia che ha utilizzato la tecnologia di visione 3D di ultima generazione.

Non ci sarebbero precedenti di tale intervento a livello mondialeCiro Perone (responsabile dell’unità di endoscopia ginecologica, nella foto) e dalla sua equipe, è stato complesso e non privo di rischi: è stata, infatti, inevitabile l’asportazione di un ovaio e di una tuba, data la compromissione dell’organo, ma i medici sono riusciti a “salvaguardare” la tuba e l’ovaio dell’altro lato per consentire alla mamma di proseguire la gravidanza gemellare.

I “siamesi” sono gemelli identici, uniti tra loro in una parte del corpo sin dalla gestazione fetale. Le due sorelline di Bergamo sono nate con una porzione di fegato in comune che ha costretto i medici a una lunga e delicata operazione. In Ospedale c’è stretto riserbo sulle condizioni  delle due bimbe, perché la famiglia ha chiesto il rispetto della propria privacy in un momento così delicato.

Risulta essere il primo caso di questo tipo al Papa Giovanni XXIII, dove ogni anno nascono oltre 4mila bambini «e quasi la metà delle gravidanze seguite presenta fattori di rischio».
Le gemelline bergamasche sono nate nella mattinata di mercoledì 23 agosto con un cesareo programmato a 35 settimane di gestazione.
L’intervento per dividerle, i iniziato alle 9 del mattino, è durato un’ora e 20 minuti. In sala c’erano i ginecologi Nicola Strobelt, re sponsabile della Medicina materno fetale del Papa Giovanni XXIII, Stefano Comotti, Luisa Patanè e Marco Camelli, gli anestesisti Maurizio Candiano e Chiara Viviani, e le ostetriche Bruna Pasini, Jessica Sangaletti e Maria Teresa Asperti.

Nel detta glio, sul ventre della madre è stata creata una incisione a T rovesciata, hanno spiegato gli esperti, «in modo da creare uno spazio sufficientemente ampio da consentire un’agevole estrazione di due neonati insieme».
Immediatamente dopo la nascita le bambine sono state assistite dagli operatori della Patologia neonatale guidati dal direttore Giovanna Mangili e dal suo vice, Maurizio Giozani, e dalle coordinatrici infermieristiche Vilma Ruggeri e Maria Fornoni. L’evento rarissimo che due gemelli nascano siamesi avviene appunto in un caso ogni 200mila nascite, e in tre quarti dei casi le malformazioni congenite non permettono ai bimbi di sopravvivere. Eppure la condizione di gemelli siamesi è nota da almeno un migliaio di anni, con almeno due casi celebri registrati anche in Italia.

Queste nascite spesso hanno fatto storia. Come nel caso delle sorelle Giuseppina e Santina Foglia, nate nel 1958 e unite tra loro all’altezza del bacino e per alcune porzioni dell’apparato genitale. Il 10 maggio 1965, quando le due bimbe avevano 7 anni, sono state separate con un complicato intervento chirurgico all’Ospedale Regina Margherita di Torino, che impiegò 25 medici. L’intervento balzò agli onori della cronaca come il primo di quel tipo effettuato con successo in Europa. Oggi le sorelle vivono una vita normale, e una è anche diventata madre nel 1992.



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