Mazzata luce e gas dal 1 gennaio 2018 del 5% e del 5,3%


Era da anni che le tariffe non facevano registrare un balzo così forte. Il più 5,3 per cento dell’elettricità non si vedeva dal 2012, il più 5 per cento del gas dal 2014. I rincari, che scattano da gennaio, sono stati decisi dall’Authority per l’energia. Concomitanza e intensità delle variazioni, lasciano intendere che non si tratta solo di congiuntura, ma che ci sono anche motivi infrastrutturali destinati a incidere anche in futuro.

L’aumento del gas. Gli aumenti erano attesi, ma l’intensità sorprende. Le cause sono da ricondursi alle dinamiche del mercato europeo del gas, a cui sono legate le tariffe italiane, dove un’ondata di freddo ad inizio dicembre si è aggiunta a problemi di carattere strutturale al sistema di trasporto e stoccaggio. Per fortuna l’incidente del 12 dicembre a Baumgarten in Austria, dove passa la principale linea difornitura di gas per l’Italia, si è risolto in poche ore, ma i problemi nel Nord Europa sono più duraturi. L’effetto è stato un balzo dei prezzi spot del gas da valori minimi di quest’estate sotto i 15 centesimi di €per metro cubo, ad oltre 22 centesimi a fine dicembre.

Sommando tutti i costi di trasporto e distribuzione, più le tasse, la tariffa al consumo sale così a 77 centesimi di € per metro cubo, massimo da metà 2015, ma valore ancora inferiore al picco storico di 93 centesimi toccato all’inizio del 2013. Allora le tariffe erano legate ai prezzi dei contratti di lungo termine siglati dalle grandi compagnie, in particolare dalla nostra Eni, con i paesi produttori, come Russia e Algeria, che prevedono formule contrattuali ancorate alle quotazioni del petrolio greggio, allora molto alte. Nel 2013 si decise di legare le tariffe ai prezzi dei mercati spot, che erano molto basse, ma soggette a frequenti oscillazioni, come quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni.

Le tariffe elettriche. Per l’elettricità i movimenti sono più interessanti, perché riflettono una storia ricca circa le rivoluzioni energetiche in cui l’Italia si è gettata. L’aumento del 5,3 per cento porta la tariffa per una famiglia tipo a 20,6 centesimi di € per chilowattora, record mai raggiunto in passato. L’Autorità, nel dare giustificazione del balzo, cita ben nove cause, che vanno da una siccità secolare, all’aumento dei prezzi del gas di cui sopra, passando per problemi alle reti e per sconti alle industrie che consumano molta energia.

In ordine di importanza, sono prima di tutto i prezzi all’ingrosso che sono cresciuti, da valori molto bassi di un anno fa vicini a 40 € per megavattora, ai 60-70 di questo dicembre. La domanda di elettricità sta crescendo, perché dietro, aspetto positivo, c’è un’economia italiana che cerca di agganciarsi al treno della ripresa globale. L’offerta, invece, ha qualche problema, in particolare quella del grande idroelettrico, la vera fonte rinnovabile, quella che conta per oltre la metà del totale della produzioni da rinnovabili. Quest’anno è piovuto poco, cosa che, nonostante i soliti catastrofismi di molti, non dovrebbe ripetersi quest’anno, come è evidente dalle abbondanti precipitazioni delle ultime ore. Il problema ci ricorda quanto sia importante quell’industria idroelettrica, costruita prima degli anni ’50, che oggi sarebbe impossibile da realizzare nell’attuale ostilità a qualsiasi impianto industriale, figuriamoci poi se si tratta di grandi laghi artificiali.

Tariffe elettriche e rivoluzione verde. La principale ragione dell’aumento dell’elettricità è riconducibile, più o meno direttamente, alle fonti rinnovabili, alla rivoluzione verde per la quale l’Italia può vantare primati assoluti, che, ovviamente, qualcuno deve pagare. Per fare posto alle fonti rinnovabili intermittenti, il vento e il fotovoltaico, occorrono interventi importanti sulla rete elettrica e la disponibilità di impianti pronti ad intervenire per garantirne la stabilità, aggiustamenti che hanno dei costi. Poi, indirettamente giocano ancora gli alti incentivi che si vuole giustamente ridotti per l’industria, ma che devono poi pagare le famiglie. I vari governi che si sono succeduti dal 2013 hanno cercato di fare quello che fa la Germania dal 2010, ovvero evitare che l’industria paghi gli alti incentivi per le fonti rinnovabili. Noi ci siamo riusciti solo ora e la riduzione per le nostre imprese entrerà in vigore, dopo l’ok della Commissione Europea del mese scorso, dal prossimo gennaio 2018, conl’effetto di contribuire all’aumento record delle tariffe per le famiglie. Tutto ciò ricorda che la rivoluzione verde, guidata dalla crescita delle fonti rinnovabili, ha dei costi di cui i consumatori finali, e gli elettori, devono essere pienamente consapevoli. Il nostro Presidente del Consiglio Gentiloni si è congedato rivendicando l’impegno preso dal suo governo di uscire dal poco carbone che abbiamo. Se ciò accadrà, come probabile, comporterà maggiori costi che finiranno in tariffa nei prossimi anni.

Cosa accade all’estero. Gli ultimi aumenti confermano il triste primato dell’Italia quale paese che ha i prezzi dell’elettricità più alti per le famiglie e le imprese. Nel 1999, quasi 20 anni fa, quando partì la riforma del sistema elettrico, con il famoso decreto Bersani, le liberalizzazioni e le privatizzazioni furono vendute anche come strumento per abbassare questo divario che, invece, è andato aumentando. Le nostre imprese pagano prezzi superiori del 30% rispetto a quelli pagati negli altri paesi europei, con punte del 60% rispetto alla Francia. Non è la principale causa, ma ciò è certamente una delle ragioni dietro la deindustrializzazione del paese.

Per il gas il distacco non è così pronunciato e quello che c’è riguarda per lo più la forte tassazione che rende di fatto il gas per riscaldamento un bene di lusso, quando invece soddisfa un bisogno primario che non dovrebbe essere tassato pesantemente, come sanno bene molti pensionati in questi giorni di freddo.
Il futuro. Anche nel 2018 i prezzi dovrebbero continuare a salire, anche se non con l’intensità di dopodomani. Per l’Italia sarebbe utile prendere atto dei successi conseguiti nella rivoluzione verde, valutarne bene i costi ed evitare fughe in avanti, come sarebbe una chiusura troppo veloce delle centrali a carbone da cui si produce ancora elettricità al costo più basso. Prima di chiudere le nostre 9 centrali a carbone, di cui due sono fra le più efficienti al mondo, lasciamo che la Germania ne chiuda un po’ delle sue 148. Sul gas, oltre a completare il Tap, dobbiamo spingere sulla produzione nazionale, sia per aumentare la sicurezza, sia per incrementare l’offerta e creare più competizione, prima condizione per ridurre i prezzi e costi. Cose facili da dire, già dette in passato, ma molto diffìcili da realizzare.

A Napoli la scelta per un cliente residenziale è fratrentacinque diverse offerte se si considerano i soli contratti con garanzia di prezzo per almeno un anno. Altrimenti, prendendo in considerazione anche le offerte il cui prezzo varia da un bimestre all’altro, si contano 52 opzioni. Con le più convenienti si arriva a risparmiare fino al 18 per cento rispetto alle tariffe base fissate dall’Authority ma – attenzione – se si sceglie senza fare le oppor- tuneverifiche c’è il rischio di pagare anche il 10-12 per cento in più rispetto allatarif- fa base e il 37 per cento in più rispetto all’offerta analoga più conveniente. Vale a dire, per la famiglia-tipo, oltre 150 euro all’anno.

La prima cosa da considerare nella scelta è che il prezzo non è tutto. Anche se l’elettricità è sempre la stessa (perché la rete è unica e le interruzioni non dipendono dal gestore) ciascuna società ha tempi di allaccio e di assistenza al cliente diversificati. Per poter scegliere, inoltre, occorre conoscere almeno in modo indicativo il proprio tipo di consumo, sia dal punto di vista della quantità (il cliente tipo in Italia utilizza 2.700 chilowattora annui con una potenza massima di 3 kW) sia considerando la distribuzione per fasce orarie. Le fasce sono tre, chiamate F1, F2 e F3. La prima indica l’orario di punta dei consumi elettrici nazionali (dalle 8 alle 19 nei giorni feriali) il quale per fortuna non sempre coincide con i maggiori consumi familiari.



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