Nino Di Matteo elogia i 5 Stelle e non esclude un suo appoggio in politica. “Per me un pm può fare politica”


Il magistrato antimafia in odore di entrare nella squadra M5S per il governo

Platea grillina radunata nella grande sala delle conferenze di Montecitorio. Neanche a dirlo in diretta streaming. Si parla di giustizia, di mafia e legalità. I 5Stelle hanno fatto sedere al tavolo dei relatori personalità di livello. Così, in questo contesto, al termine del convegno arriva un annuncio di quelli clamorosi per il futuro del Movimento 5 Stelle: Nino Di Matteo, il magistrato sotto scorta per le sue battaglie contro la mafia, non chiude la porta a un suo impegno in politica. A differenza dell’ex presidente dell’Anm Piercamillo Davigo e del presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, il pm siciliano a domanda precisa di Marco Travaglio, se sia disponibile a fare il ministro tecnico, risponde che “l’esperienza di un magistrato può essere utile alla politica”.

“Non voglio rispondere alla domanda che riguarda il mio eventuale impegno in politica, ma non voglio eluderla completamente. E dico che non sono d’accordo con Davigo e Cantone e con chi pensa che l’esperienza di un magistrato non possa essere utile alla politica. Se la politica deve riappropriarsi delle sue prerogative di primo baluardo contro la mafia, non possiamo pensare che in certi casi l’impegno politico non possa rappresentare per il magistrato la linea ideale della prosecuzione del suo impegno in toga. Non mi scandalizza, anzi, l’impegno politico di un magistrato, ma penso che una scelta di questo tipo debba essere fatta in maniera definitiva e irreversibile, vale a dire che è incompatibile con la pretesa di tornare poi a fare il giudice”.

Parole che vengono lette dalla platea come un impegno in prima persona, probabilmente come ministro della Giustizia. Lo staff 5Stelle conferma, i contatti andavano avanti da tempo e il momento giusto è arrivato considerato che si parla con sempre più insistenza di elezioni anticipate. “La disponibilità di Nino Di Matteo è una buona notizia. Siamo contenti della sua disponibilità. Noi non abbiamo ancora individuato il candidato premier – dice Luigi Di Maio – quindi non esiste ancora una squadra di ministri, ma a breve la presenteremo anche perché pare che si vada a votare presto”. Tutta la sala si alza in piedi e applaude il magistrato siciliano, l’ultimo a parlare durante il convegno perché colui avrebbe fatto prendere alla giornata una piega totalmente diversa. In fondo il corteggiamento, fatto di dialogo e confronto, era iniziato da tempo. I 5Stelle lo avevano anche eletto uomo dell’anno 2014 e lui a distanza di tempo aveva ricambiato elogiando il codice etico grillino.

Concetto ribadito anche durante il convegno. “Un Parlamento che mentre dibatteva sulla decadenza di un membro condannato, si poneva negli stessi giorni il problema di fare norme per non far candidare magistrati” è lo specchio di “un mondo al contrario. Ecco perché, essendo invece necessario richiamare i meccanismi di responsabilità politica, ha costituito una buona cosa l’approvazione del codice del M5S” che richiamandosi all’articolo 54 della Costituzione, richiede di “adempiere funzioni pubbliche con disciplina ed onore”.

Di Matteo, nel suo discorso, traccia nei fatti un programma politico. Parla dei compiti del governo, di cosa deve fare un esecutivo e di tutte le mancanze che ci sono state in questi anni. “Nella lotta alla mafia la politica si è tirata indietro addossando alla magistratura il compito di combatterla. Per troppo tempo, fingendo di rispettare la presunzione di innocenza, la politica ha sovrapposto due tipi di responsabilità che sono ontologicamente diverse: la responsabilità penale e quella politica. È – dice il magistrato – grazie a questo meccanismo perverso che si è creata la santificazione di Andreotti, per cui Cuffaro e Dell’Utri sono stati rieletti ed è per questo che l’onorevole Berlusconi è ancora in grado di ricoprire un ruolo importante nel contesto politico nazionale. Da cittadino, ancora prima che da magistrato, questo mi sembra paradossale”.

E poi ancora Di Matteo attacca i magistrati che fanno “valutazioni sulla base di opportunità politiche”, ma attacca anche la politica “che permette alla mafia di esistere”. Elogia i grillini, come d’altronde poco prima aveva fatto Raffaele Cantone quando ha detto che “i 5Stelle sono i maggiori azionisti dell’Anac perché sono coloro che presentano più esposti”. I grillini fanno il pieno di complimenti e ufficializzano nei fatti una casella importante del loro governo, che potrebbe essere proprio la giustizia anche se qualcuno non si sente di escludere un impegno di Di Matteo come candidato alla presidenza della Regione Sicilia o addirittura come candidato premier. Comunque sia la platea va via sollevata, con la consapevolezza che la squadra di governo è in via di definizione e che i convegni servono per andare a caccia di classe dirigente.

Fonte: http://www.huffingtonpost.it/2017/05/31/nino-di-matteo-non-si-sfila-dalla-politica-ed-elogia-i-5-stelle_a_22119596/



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