Quando Santoro venne sbugiardato sul M5S dalla grande giornalista tedesca Petra Reski


da un post di Petra Reski del 09/01/2017


Credo di non aver mai sentito parlare cosi tanto del parlamento europeo come ieri, (avete mai sentito alla radio che Marcello Dell’Utri faceva parte della commissione europea di giustizia? Tanto per fare un esempio) quando dalla mattina alla sera: ogni mezz’ora “rivolta cinque stelle” e “M5s in subbuglio” sulla radio, in ogni telegiornale – finché ho scoperto che Grillo ha chiamato a votazioni online per cambiare gruppo politico nel parlamento europeo.
MI sembrava logico. Visto che Ukip ha raggiunto il suo obiettivo politico, il Brexit. Cosa serve rimanere con loro? E serve ancora meno fare parte dei non iscritti. E mi ricordo anche che all’epoca dell’entrata dei parlamentari europei del M5s, i verdi (in particolare quelli tedeschi, purtroppo) hanno bloccato l’ingresso del M5s nella loro gruppo.
Come Grillo scrive sul blog, ALDE (Alliance of Liberals and Democrats of Europe) conta 68 eurodeputati e con la presenza del Movimento 5 Stelle diventerebbe la terza forza politica al Parlamento europeo.
E per questo fa paura – oppure, come scrive Stefano Feltri oggi sul Fatto Quotidiano: “… è dare il segnale che, a certe condizioni, il M5s può fare alleanze con i partiti tradizionali, persino con quelli guidati da leader di puro establishment come Verhofstadt. E questo, per quanto faccia arrabbiare la base, terrorizza gli avversari italiani dei Cinque Stelle molto più della vicinanza a Farage.”
Fino a adesso, le (defunte) sinistre europee potevano dire: Non giocate con quelli del M5s, sono brutti e sporchi e stanno assieme a Farage, quello del Brexit.
Adesso questo argomento manca. Purtroppo.
In inglese si chiama: „smart move“.



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