Raggi indagata: era già tutto previsto… ma ecco come stanno davvero le cose


Tanto tuonò finché piovve (cit. Socrate). Se ne parlava da tanto – sopratutto nel PD – in tanti hanno soffiato sul fuoco ed alla fine una fiammella si è accesa… appunto “fiammella” e ora vedremo perché.

Si sapeva che chi a Roma ha perso la fonte delle sue entrate non si rassegna, i giochi del 2024, sono solo una piccola parte dell’enorme fiume di denaro che scorre nella Capitale e l’unico mezzo per tornare a “Mafia Capitale” è fare fuori la Raggi.

Il PD è abilissimo nell’uso della magistratura, attenzione lungi da me colpevolizzare le procure, ma se sul tavolo di un PM arriva una denuncia, il magistrato per legge è obbligato ad indagare l’accusato, poi magari archivia, ma intanto parte l’avviso di garanzia. Ecco il gioco è tutto qui.

Qualcuno dice che il movimento cinque stelle, ha varato il nuovo codice etico per difendere Virginia Raggi, da un avviso che era nell’aria… nessuno può sapere se è vero, ma anche se lo fosse, io lo definisco un “auto difesa”, sarebbe stato stupido conoscendo la “cattiveria” politica dell’avversario, porgere l’altra guancia. Certamente, con questo nuovo codice etico, il sindaco non è più costretta a dimettersi, poi il collegio dei probi viri, leggerà le carte per capire quale sia realmente la consistenza dell’accusa e deciderà sul da farsi.

Sull’episodio, la Procura di Roma aveva aperto un fascicolo coordinato dall’aggiunto Paolo Ielo, con le ipotesi di reato di abuso di ufficio e falso in atto pubblico. L’interrogatorio di garanzia si terrà lunedì 30 gennaio. Vediamo quindi di cosa si tratta nel dettaglio.

La vicenda è quella nota relativa al caso Marra, non Raffaele, ma il fratello Renato. I reati contestati sono due, abuso d’ufficio e falso, nell’inchiesta relativa alla nomina a capo del Dipartimento turismo del Campidoglio di Renato Marra, fratello di Raffaele, l’ex capo del personale del Comune poi arrestato per corruzione. La nomina successivamente è stata revocata, perché la Raggi aveva chiesto un parere sulla procedura adottata a Raffaele Cantone, che era stato negativo.

Secondo l’accusa, la Raggi avrebbe detto il falso alla responsabile anticorruzione del Campidoglio e non avrebbe impedito a Raffaele Marra di partecipare alle procedure di nomina del fratello Renato. Raggi, sempre secondo l’accusa, dunque è indagata per falso in quanto avrebbe detto al responsabile anticorruzione del Comune, Mariarosa Turchi, che per la nomina avrebbe agito in autonomia. L’abuso d’ufficio è contestato per non aver fatto una comparazione dei curricula e non aver impedito a Raffaele Marra di partecipare alle procedure di nomina del fratello, circostanza che è costata all’ex capo del personale la stessa accusa.

Questa l’accusa, vediamo i fatti. Renato Marra da molti anni è un dipendente comunale, in servizio presso i Vigili urbani, con un curriculum eccezionale e due “encomi”, fatti da due differenti Presidenti della Repubblica. Il Marra aveva da tempo presentato domanda, avendone i titoli, di avanzamento di grado, a “Comandante dei Vigili urbani”, un incarico di prestigio e pesante, catalogato come “C5”.

Il sindaco però, proprio perché il fratello Raffaele era “capo del personale”, decise per opportunità politica, di non concedere quell’incarico, avanzandolo solo a “C3”, spostandolo quindi a capo del Dipartimento turismo. Ma ripetiamo, Renato Marra, non è indagato ed ha un curruculum importante, inoltre se ha sbagliato nella valutazione la Raggi, di più hanno fatto i due Presidenti della Repubblica che gli hanno assegnato un encomio di stato.

Ecco la storia è tutta qui, allo stato attuale, non esistono fantomatiche intercettazioni o altro, chi lo scrive, sta asserendo il falso. Come finirà, non possiamo saperlo, ma da una prima analisi, non sembra che la vicenda, possa avere un esito negativo per la Raggi… ma attendiamo, d’altronde, chi ha soffiato sulla vicenda, non voleva una condanna, gli bastava un avviso di garanzia, che con il vecchio codice etico del M5S, avrebbe significato dimissioni e ritorno a mafia capitale.

by Debora Ranzetti



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