Roma, rissa tra residenti e migranti: donna aggredita e sequestrata, eritreo accoltellato


Notte di tensione quella che si è vissuta a Tiburtino terzo, dove una folla di cittadini del quartiere pare abbia tentato l’assalto al centro di accoglienza della Croce Rossa sita in via del frantoio dove un eritreo è rimasto gravemente ferito con una coltellata alla schiena, è questo quanto reso noto nel corso della giornata di ieri dai carabinieri. L’uomo è stato immediatamente soccorso dal personale sanitario e trasferito all’ospedale Sandro Pertini dove pare abbia ricevuto delle cure mediche e le sue condizioni sono state ritenute non tanto gravi da non destare particolare preoccupazione; l’eritreo pare abbia continuato a frequentare la zona visti i rapporti che aveva mantenuto con alcuni connazionali.

Diversi scontri e tensioni sono avvenuti con i residenti per un presunto sequestro di una donna con un bambino all’interno del centro profughi in via del frantoio nel quartiere Tiburtino terzo e intorno all’una di notte davanti alla struttura per migranti, gestita dalla città alla Croce Rossa Italiana, pare siano arrivati gli agenti in tenuta antisommossa che hanno riportato la calma seppur con molte difficoltà. A raccontare quanto è accaduto è stato Stefano Monaco del Comitato Roma-Civita, il quale ha dichiarato che tutto sarebbe scoppiato quando una residente infastidita dal forte rumore che proveniva all’interno del centro che il quartiere vuole chiudere, è andata a lamentarsi.

Erano circa le ore 23:00 di martedì, quando la donna si sarebbe andata a lamentare del fatto che il figlio non riusciva a dormire e poi non è stata fatta più uscire, così davanti al centro immigrati nel giro di pochi minuti si è radunata una serie di residenti, oltre che due ambulanze. Nel giro di pochi minuti, sono intervenuti gli agenti di polizia che hanno riportato la calma e sentito anche parecchie lamentele arrivate da parte del residenti che hanno chiesto ancora una volta la chiusura del centro accoglienza che a loro volta pare renda il quartiere davvero invivibile.“Mi hanno chiuso dentro al centro, mi hanno trattenuto con la forza, mi hanno trascinato per 500 metri. Io volevo solo proteggere mio figlio e i miei nipoti”, è questo quanto raccontato da Pamela, la donna che nella serata di martedì si è recata presso il centro di accoglienza del Tiburtino Terzo per cercare l’eritreo che aveva minacciato i suoi nipoti e il figlio piccolo, scatenando una serata di ordinaria follia proprio alla periferia est di Roma.


Ieri sera i miei nipoti di 10 e 12 anni stavano passeggiando insieme a un’amichetta di 15 anni: con loro avevano mio figlio, di un anno e mezzo, nel passeggino, stavano cercando di farlo addormentare.A un certo punto si è avvicinato questo eritreo, diceva cose che non capivano, si avvicinava al piccolino e lo indicava. Loro si sono spaventati, gli hanno detto di andar via, e lui gli ha lanciato contro i sassi. Sono tornati da me piangendo. Non ci ho visto più, ho preso con me il mio nipotino di 12 anni e sono scesa a cercarlo“, ha aggiunto la donna.



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