Sesso: Sette motivi per cui la vostra donna non vuole farlo


Se alcune volte la vostra fidanzato moglie non vuole avere rapporti intimi con voi, è normale, che mi dovete preoccuparvi. Ma tutto ciò non significa che non ci sia alcun rimedio, sicuramente parlarne e trovare delle motivazioni insieme portarvi verso nuove ispirazioni per riaccendere il desiderio e la passione che avevate in precedenza.

Ecco perché le vostre donne non vogliono più fare sesso:

1) Insoddisfazione e noia: non si intende quella a letto. Ma l’insoddisfazione nella relazione sentimentale. Se la donna si annoia a passare con voi la giornata. fare sesso diventerà l’ultimo dei suoi pensieri. “Bisogna che chiediate al vostro partner di farvi capire cosa prova – ha detto Krauss Whitbourne, psicologa – Potrebbe tirar fuori qualcosa di poco conto, come qualche vostra abitudine che le dà fastidio, così come potrebbe farvi partecipe di un problema di maggiore rilievo che riguarda il rispetto reciproco o la comunicazione fra voi due”. Fondamentale poi capire se una donna vi considera ancora una persona interessante ed eventualmente correre ai ripari, magari riscoprendo un hobby e delle aspirazioni che avete perso.

2) Dolore durante il sesso: Mai sottostimare questo problema. Fare sesso può essere doloroso per le donne. Soprattutto se l’età della coppia comincia ad essere avanzata. “Sia gli uomini sia le donne vivono delle fluttuazioni ormonali e fisiche – ha detto Elizabeth McGrath, sessuologa alla Baia di San Francisco – Per le donne, tali fluttuazioni potrebbero avere un impatto sul desiderio sessuale insieme alla preparazione fisica all’atto sessuale, alle diverse condizioni di umidità vaginale o alla semplice necessità di ‘sentirsi sexy”. È così l’uomo dovrebbe ricordare periodicamente alla donna di essere attratto da lei. E se non bastasse può essere utile ricorrere a lubrificanti vaginali. Senza dimenticare di non avere fretta durante il rapporto sessuale: l’eccitazione della donna ha tempi enormemente più lunghi.

3) Sono troppi giorni che non vi toccate a vicenda: si parte dai baci all’andata mano nella mano. Sentirsi coppia è fondamentale per avere poi relazioni sessuali ottimali. Concentratevi quotidianamente sul contatto fisico e su manifestazioni d’affetto e non precipitatevi nell’atto sessuale – dice Nelson – Sedetevi uno affianco all’altro sul divano, datevi la mano, massaggiale il collo, non farle credere di toccarla con il solo obiettivo di fare sesso”.

4) “Mi sento esausta”: se ve lo dice, è probabile che sia veramente così. “La stanchezza è concreta – ha detto McGrath – le donne hanno bisogno di sentirsi piene di energia e di carica”.“Se la vostra compagna non ha tempo per sé o non ha un momento per riposarsi, rilassarsi e ricaricare le batterie, allora le potrebbe risultare davvero difficile concedersi sessualmente” – ha aggiunto. L’unico modo per rimediare è concedersi del tempo ognuno per sé.

6) Il sesso è diventato una routine: se l’attività sessuale è sempre uguale (ora, modalità, luogo, posizioni) allora si rischia di cadere nella monotonia. Che può spegnere la scintilla. “Cambiate la scena – dice Dawn Michael, scrittrice e sessuologa – rendete la camera da letto sexy e romantica con l’aggiunta di candele e musica soft, sono piccoli accorgimenti che possono davvero gettare le basi per un’esperienza romantica. Usate la vostra immaginazione per giochi di ruolo ma, cosa più importante, divertitevi. Lasciatevi andare e godetevi il momento e la persona con cui condividete un’esperienza così intima e sensuale”

7) La donna non è emotivamente con essa: “A volte, sentirsi emotivamente collegate può aiutare le donne a eccitarsi prima del rapporto e indovinate un po’? Questo è valido anche per gli uomini – sostiene Nelson – Provate a condividere tre cose che vi piacciono della vostra relazione. Dopo ogni proposta, l’altro la ripete in modo da essere sicuri di averla compresa bene, prima di passare alla successiva.” Poi chiedete cosa le piace fare a letto. “Mentre svolgerete questo esercizio – conclude Nelson – vi sentirete emotivamente connessi e vi ricorderete cosa vi ha unito all’inizio come coppia. È probabile che questo gioco vi ecciti a tal punto da farvi finire tra le lenzuola.”

La natura del rapporto di coppia

L’uno in sé non esiste, non si autogiustifica. Esiste l’uno che si sdoppia, in maniera asimmetrica, formando una diade, e dallo sdoppiamento nasce il terzo elemento, e così via, in una catena senza fine. Si parla appunto di “sdoppiamento asimmetrico” e non di reduplicazione o di replicante: il due non è copia dell’uno.
L’uno è isolamento, solitudine. Quello vero, positivo, è intrinsecamente duale, nel senso che il due è una necessità inevitabile. Infatti l’identità dell’uno, la creatività che lo caratterizza, sta nel suo sdoppiarsi. Non ha senso parlare di identità dell’uno a prescindere da quella del due. Uno e due hanno due identità diverse, altrimenti non si spiegherebbe lo sdoppiamento, e tuttavia un’identità senza l’altra non sussiste.
L’uomo, in un certo senso, cerca la donna (e la donna l’uomo) nel momento in cui s’accorge che, per definirsi, deve cercare al di fuori di sé. Quanto più aumenta la consapevolezza di sé tanto più ci si rende conto d’aver bisogno dell’altro, cioè ci si rende conto che l’altro è una necessità di cui non si può fare a meno, per il bene di se stessi. È come se, guardandosi allo specchio, non si vedesse se stessi ma l’altro e nell’altro ci si riconoscesse.
Noi dobbiamo soltanto esigere dalla società che certi meccanismi non avvengano in maniera automatica (ad es. sposarsi, fare dei figli, mettere su casa, ecc.).
Non si va a cercare qualcuno perché si è perso qualcosa di sé, ma perché si scopre di non avere in sé quanto basta per essere se stessi. Questa esigenza non è facilmente spiegabile. È come se uno ritrovasse se stesso dimostrando, per mezzo dell’altro, di poter essere “utile”, di poter convivere, nel particolare, con la “diversità”. Noi riusciamo a trovare veramente un’altra persona solo quando questa persona ci aiuta a ritrovare noi stessi.
Ecco perché si parla di un unico “essere umano” quando, pur nella diversità naturale delle identità, l’uomo e la donna riescono a realizzare una forte comunione d’intenti.
La complessità del rapporto uomo-donna è sicuramente più profonda di quella di qualunque altro rapporto umano. Le motivazioni che possono portare a rifiutare tale profondità sono tante e su di esse si basa spesso la fortuna di molti filosofi, teologi e altri famosi pensatori della storia, nonché di tanti psicanalisti che hanno in cura persone affette da disturbi che paiono insuperabili. In tal caso spesso ci si illude di poter ovviare al proprio deficit, sublimandolo in altre attività (fisiche o intellettuali).

La diversità fisica

Nei sistemi antagonistici la diversità fisica, nell’ambito dei generi, pesa come un macigno sulla testa delle donne: è una oppressione in più, cui la donna si sente costretta, non perché ve la costringe la natura, ma perché la discriminazione sociale in generale fa sentire la sua condizione un handicap.
Oggi non è più possibile pensare che la donna si debba sentire diversa proprio perché diversa. La diversità dovrebbe essere una scelta, non una forzatura, dovrebbe essere un atteggiamento interiore, un prodotto della coscienza e non il peso dei condizionamenti esterni (che poi vengono anche interiorizzati). O comunque, poiché nessuno vive come Robinson, la donna dovrebbe esser lasciata libera di scegliere i propri condizionamenti: ecco perché si dovrebbero tollerare tutte le esperienze possibili di socializzazione.
Questo – lo si comprende facilmente – non è un problema che può essere risolto affermando la pura e semplice uguaglianza giuridica. Forse non lo si risolve neppure affermando l’uguaglianza sociale. Nell’uguaglianza infatti la scelta dei ruoli dovrebbe essere libera, ovvero l’affermazione della personalità non dovrebbe essere sottoposta a condizionamenti che dipendono dalla diversità fisica. Siamo in grado di realizzare un’uguaglianza del genere?
La donna è troppo soggetta a etichettature da parte dell’uomo: è l’uomo che, in ultima istanza, decide cosa la donna può fare, cosa deve pensare, come deve essere. I mezzi di comunicazione appartengono agli uomini e quando le donne se ne impadroniscono, la cultura continua a restare maschilista.
Non ci può essere nessuna forma di uguaglianza, neppure quella fra uomo e uomo, se prima non si precisa il tipo di relazione umana fra uomo e donna.

Non ha senso che la donna si concepisca al servizio dell’uomo – come tutte le religioni hanno sempre detto. La donna non può affermarsi socialmente assumendo, in maniera precostituita, atteggiamenti favorevoli all’uomo o assumendo atteggiamenti di tipo maschilista, che fanno sempre gli interessi di una cultura non democratica.
Bisognerebbe che culturalmente passasse l’idea secondo cui l’uomo che pensa di servirsi della propria mascolinità per imporsi sulla donna, cioè per dominarla o circuirla, è semplicemente un essere ridicolo, da biasimare o da compatire.
In una situazione del genere è del tutto naturale che la donna si senta diversa anche in contrapposizione all’uomo, ovvero che la propria diversità risulti essere il frutto di una rivendicazione.
Il problema tuttavia resta sempre quello di come far convivere in maniera pacifica e democratica le diversità, di cui quella fra uomo e donna è senza dubbio la più universale.
Le regole della democrazia non possono essere dettate da nessuno, non possono essere imposte né dai più forti né dai più deboli che si ribellano ai più forti, né dalla maggioranza né dalla mino – ranza che vuole diventare maggioranza, né dagli uomini né dalle donne.
Probabilmente quando tutte le forme di disuguaglianza verranno un giorno risolte, rimarrà ancora da risolvere quella tra uomo e donna. O forse sarebbe meglio dire che fino a quando non si realizzerà l’uguaglianza dei sessi, ogni altra forma di uguaglianza risulterà manchevole di qualcosa.
L’uomo deve abituarsi ad accettare l’idea che la donna, per sentirsi veramente libera, ha bisogno di esercitare un potere più grande di quello che l’uomo può esercitare nei suoi confronti. In altre parole l’uomo dovrebbe limitarsi a intervenire quando la donna, nel- l’esercitare il proprio potere, confonde la disponibilità dell’uomo in un segno di debolezza.
Come principio generale di una minima emancipazione femminile si potrebbe far valere questo: poiché nella società antagonistica la differenza fisica tra persone di sesso opposto viene fatta pesare fortemente sul cosiddetto “sesso debole”, si dovrebbe considerare reciproca la libertà sessuale solo quando nella coppia l’iniziativa viene presa dalla donna; forse questo può garantire meglio ch’essa non si senta indotta ad accettare, per debolezza o quieto vivere, la volontà dell’uomo. Cioè prima di aspettare che la fine delle discriminazioni sociali comporti anche la fine di quelle fisiche, si potrebbe partire dalla lotta contro quest’ultime per arrivare a superare le altre.

Il rapporto di coppia, in generale

Che cosa vuol dire, per un uomo, che, posto l’amore come condizione, una donna vale l’altra (e l’uomo per la donna, naturalmente)? Semplicemente che nel momento della scelta del partner non bisogna avere dei modelli precostituiti, ovvero bisogna essere disposti ad amare chiunque sia disposto a fare altrettanto. L’amore infatti o è reciproco o non esiste. Poiché chiunque ha bisogno d’amore, non si può amare senza essere ricambiati.
La posizione della chiesa romana, relativamente all’indissolubilità del matrimonio, qui è davvero assurda. Se c’è vero amore, il divorzio non si pone, e se l’amore non c’è, prima o poi il divorzio sarà inevitabile. Un amore obbligato è una schiavitù, e illudersi che sia libero vero autentico, quando non è reciproco, significa cadere in una doppia schiavitù. Ritenere poi che la propria libertà debba passare attraverso mortificazioni e sofferenze, questo è addirittura follia, anche se in questa follia chi più ci ha rimesso, nella storia, è stata la donna.
La scelta del partner quindi è relativa alla propria capacità d’amare. E nessuno può essere autorizzato a sentirsi così speciale, nella sua capacità d’amare, da ritenere impossibile trovare il giusto partner.

Alcuni sostengono che quanto più un uomo è determinato da una consapevolezza generale o universale delle cose (come p.es. un profeta, un filosofo, un santo, un predicatore, un fondatore di religioni, un politico rivoluzionario ecc.), tanto meno è disposto a scegliersi una donna particolare con cui vivere un’esistenza che rientra nella normalità. Naturalmente la stessa cosa si potrebbe dire per alcune donne (Ipazia, Giovanna d’Arco, Caterina da Siena ecc.).
In ogni caso questa è una caratteristica che riguarda poche persone, disposte a sacrificare la vita personale per il bene dell’umanità, e non è affatto detto che chi invece sceglie di mettersi con un partner non s’impegni nella stessa maniera per realizzare il bene universale.
In verità spesso succede che l’uomo non incontra il proprio partner perché è troppo incentrato su di sé, sui suoi problemi, sul suo modo particolare di vedere la realtà.
Naturalmente, una volta fatta la scelta, è assurdo sostenere che un partner vale l’altro. All’uomo non è data la possibilità di amare con la stessa intensità due o più donne contemporaneamente, scelte in maniera particolare, specifica, come partner della propria vita. L’uomo potrebbe farlo solo se in ogni donna si limitasse a vedere un essere umano in generale, cosa che dovrebbe però fare nei confronti di qualunque essere umano, prescindendo quindi dalla differenza di genere.
È ovvio che nessun uomo può prescindere dalla differenza sessuale nel mentre considera la donna come essere umano in generale. Ma è altresì evidente che quando un uomo guarda la donna come essere umano in generale non può compiere una scelta particolare, innamorandosene, altrimenti tra uomo e donna non potrebbe esserci alcuna libera collaborazione per il bene dell’umanità. Una scelta particolare condiziona in modo particolare, anche se la persona scelta ha una grande capacità d’amare in maniera universale. La vicenda di Abelardo ed Eloisa è emblematica, a tale proposito.

È infatti impossibile che una persona non abbia degli elementi positivi da valorizzare e per i quali non si sia disposti a rinunciare a qualsiasi altro rapporto di coppia. Se vi è una reciproca disponibilità alla valorizzazione degli elementi positivi, nulla potrà impedire la stabilità del rapporto.
Ogni essere umano possiede vizi e virtù, pregi e difetti: se si è consapevoli di questa realtà, non ci si può illudere di poter trovare l’assoluta perfezione. Anzi, ci si rende subito conto che, entro certi limiti, un partner vale l’altro (i limiti sono quelli entro i quali una convivenza qualunque è formalmente possibile).
L’amore vero, profondo, non nasce nel momento della scelta ma dopo un certo tempo, cioè dopo che si è imparato ad accettare il partner così com’è, valorizzandone non solo gli aspetti positivi, ma anche quelli negativi, cioè facendo di quelli negativi un’occasione per discutere, per confrontarsi reciprocamente, mettendo alla prova se stessi, senza sperare che il partner diventi a nostra immagine e somiglianza.

Come una droga
Fare sesso fa sentire bene, conferma la scienza. È per questo che vogliamo farlo, che ci piace un sacco e dedichiamo tanto tempo alla “caccia” di un partner. La sensazione di piacere che un rapporto genera è in gran parte legata al rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore che attiva nel cervello i centri della ricompensa ed è coinvolto nella dipendenza da alcune sostanze o droghe. “Assumere cocaina e fare sesso non dà esattamente la stessa sensazione – precisa Timothy Fong, docente di psichiatria alla “David Geffen School of Medicine” dell’Università della California di Los Angeles – ma le due cose coinvolgono le stesse regioni cerebrali, così come aree differenti”. E Komisaruk ricorda che “anche caffeina, nicotina e cioccolato accendono la “centrale cerebrale” della gratificazione”.

Antidepressivo
no studio su 300 donne, condotto nel 2002 dall’Università americana di Albany, ha evidenziato come – al netto di possibili fattori confondenti, quali vivere un rapporto stabile o assumere contraccettivi orali – quelle che avevano rapporti sessuali senza utilizzare il preservativo soffrivano meno di sintomi depressivi rispetto a quelle che usavano il condom. I ricercatori hanno ipotizzato che varie sostanze contenute nel liquido seminale, per esempio estrogeni e prostaglandine, abbiano proprietà antidepressive. Un’informazione che gli scienziati consigliano di sfruttare solo all’interno di una relazione consolidata. In tutti gli altri casi meglio non dimenticare il profilattico: “Ci sono altri modi per migliorare l’umore, ma nessun’altro per evitare malattie sessualmente trasmesse”, ammoniscono.

Può deprimere
È antidepressivo, ma può anche scatenare l’effetto opposto. Esiste infatti una sorta di ‘depressione post-sesso’, in gergo tecnico disforia postcoitale, sperimentata da circa un terzo delle partecipanti a uno studio scientifico che riferivano di aver provato una sensazione di tristezza nel dopo-rapporto. La natura della relazione potrebbe incidere, ma questa forma di ‘blues’ resta un giallo da chiarire.

Allevia il dolore
Mal di testa? Il sesso non va evitato, ma fatto. Uno dei più grandi alibi sotto le coperte crolla se si considera uno studio tedesco in cui il 60% dei partecipanti che soffrivano di emicrania, e il 30% dei pazienti con cefalea a grappolo, se avevano un rapporto sessuale durante un attacco riportavano una remissione totale o parziale del dolore.

Azzera la memoria
Ogni anno quasi 7 persone su 100 mila sperimentano la cosiddetta “amnesia globale transitoria”, un’improvvisa e temporanea perdita dei ricordi non attribuibile a un problema neurologico. Un rapporto sessuale particolarmente vigoroso, così come stress, dolore, lesioni minori alla testa, alcune procedure mediche e tuffi nell’acqua bollente o ghiacciata possono scatenare questa condizione. Per fortuna passa in poco tempo, senza conseguenze.

Migliora la memoria
Ma la memoria il sesso può anche migliorarla. O almeno così sembra da studi condotti sui roditori in laboratorio. Un lavoro del 2010 ha confrontato ratti ai quali veniva permesso un solo rapporto sessuale con ratti che facevano “sesso cronico” (una volta al giorno per 14 giorni consecutivi), e nel secondo gruppo si è osservata la crescita di più neuroni nell’ippocampo, regione del cervello associata alla memoria. I risultati sono stati confermati da un’altra ricerca sui topi, ma sono tutti da verificare nell’uomo.

Azione calmante
ello stesso studio sui ratti, gli animali che facevano sesso per più giorni sono risultati meno stressati e questo sembra funzionare anche negli esseri umani: una ricerca ha dimostrato che appena dopo aver fatto sesso le persone riescono a rispondere meglio a situazioni di forte tensione emotiva come parlare in pubblico. L’effetto è collegato alla riduzione della pressione arteriosa.

Aiuta a dormire
l sesso, infine, fa venire sonno. Al maschio più che alla donna. Secondo i ricercatori questo effetto torpore è legato alle conseguenze dell’eiaculazione sulla corteccia prefrontale, che dopo aver raggiunto l’acme del piacere sembra ‘spegnersi’. Questo fatto, unito al rilascio di ossitocina e serotonina, potrebbe spiegare perché l’uomo crolla esanime dopo un rapporto. Le donne sanno bene che capita e ora potranno anche capire il perché.

Fare sesso fa bene alla salute, ancor di più se è inverno. Quindi, meglio non lasciarsi scoraggiare dal freddo, dal buio e dal naturale calo del desiderio. Fare sesso d’inverno fa benissimo. Capita che nei mesi invernali la voglia di fare sesso diminuisca perché l’umore e il testosterone sono influenzati dall’aumento delle ore di buio. E poi l’abbigliamento: se il corpo è coperto, il gioco della seduzione è chiaramente più difficile. Ma…

Ecco 5 buoni motivi per fare sesso, soprattutto in inverno

“Piacersi è un ottimo afrodisiaco”, spiega Chiara Simonelli, sessuologa dell’Università La Sapienza di Roma. “E se ci si piace davvero lo si comunica a chi ci sta accanto. Bisogna, inoltre partire dal presupposto che, per chi ci ha scelti ammirare il nostro corpo nudo è fonte di enorme godimento. E non noterà certo il chilo di troppo o la smagliatura”. E ancora: “Tendenzialmente, uomini e donne hanno preferenze diverse. Gli uomini sono molto appagati dalla vista: per mantenere forte l’eccitazione hanno, infatti, bisogno di vedere. Le donne, invece, hanno molto sviluppata la parte uditiva. Quindi sentire la voce del proprio uomo è sempre molto eccitante”

Ecco 5 buoni motivi per fare sesso, soprattutto in inverno

– Sesso contro raffreddore e influenze, fare l’amore aiuta a creare gli anticorpi che permettono di proteggersi e prevenire i virus.
– Sesso contro il colesterolo, una vita sessuale appagante ha un impatto significativo sui livelli di colesterolo “cattivo”, soprattutto negli uomini.
– Sesso pro-dieta, un rapporto sessuale fa bruciare 200 calorie ed è un ottimo esercizio fisico.
– Sesso per restare giovani, avere un attività sessuale regolare mantiene giovani le persone, in particolare se viene praticato tre volte a settimana; inoltre la pelle sarà più bella e i capelli più luminosi.
– Sesso per dormire meglio: fare l’amore aiuta a rilassarsi e quindi a riposare meglio.

Sesso: in 10 anni forte riduzione desiderio in giovani

Ma è allarme sesso tra i giovani. “L’immagine di uomo ‘forte a tutti i costi’ costituisce un importante fattore di rischio per la salute fisica e il benessere emotivo e relazionale di molti uomini. Stress, frustrazione e più o meno consapevole disagio esistenziale accompagnano la vita di molti uomini a causa del confronto con l’immagine ideale e irraggiungibile di uomo ‘forte a tutti i costi’”. E’ questa la conclusione del professor Carlo Foresta del rapporto realizzato dalla Fondazione Foresta onlus in occasione della “Giornata internazionale dell’uomo” in programma il prossimo 19 novembre.

Sesso: in 10 anni forte riduzione desiderio in giovani

Spicca nel report presentato a Padova l’aumento del numero dei ventenni che lamentano una riduzione del desiderio sessuale, passati dall’1,8 ogni mille del 2004-2005 al 10,4 ogni mille del 2015-2016. In aumento anche la percentuale di ragazzi che si ritengono scarsamente interessati alla sessualita’ reale e la frequentazione della pornografia in internet puo’ essere uno dei motivi determinanti di questo fenomeno.

Sesso: improbabile che provochi arresti cardiaci

Raramente un rapporto sessuale puo’ provocare un arresto cardiaco. Lo ha stabilito uno studio del Cedars-Sinai Heart Institute di Los Angeles, presentato in occasione del congresso dell’American Heart Association. Solo 34 dei 4.557 degli arresti cardiaci esaminati dagli scienziati si sono verificati durante o entro un’ora dal rapporto sessuale. E 32 di questi casi hanno riguardato gli uomini. Questo e’ il primo studio ad aver valutato l’attivita’ sessuale come potenziale fattore di rischio per l’arresto cardiaco. Un arresto cardiaco si verifica quando il cuore funziona male e improvvisamente smette di battere. In questo caso la persona perde conoscenza e smette di respirare e, a meno che non si pratichi la rianimazione cardiopolmonare, muore.

Sesso provoca arresti cardiaci? NO

La differenza con un attacco di cuore e’ che in quest’ultimo caso il flusso di sangue al cuore viene bloccato. E’ noto che l’attivita’ sessuale puo’ causare attacchi cardiaci, ma il legame con l’arresto cardiaco era prima sconosciuto. Nel nuovo studio sono state analizzate le cartelle cliniche riguardanti casi di arresto cardiaco avvenuti tra il 2002 e il 2015 a Portland, nell’Oregon (Usa). Ebbene, l’attivita’ sessuale e’ stata associata all’arresto cardiaco in meno dell’1 per cento dei casi. La stragrande maggioranza riguardava maschi di mezza eta’, afro-americani e con una storia di malattie cardiovascolari. Lo studio ha anche scoperto che la rianimazione cardiopolmonare e’ stata eseguita solo in un solo terzo dei casi, nonostante fosse presente il partner. “Questi risultati evidenziano l’importanza di continui sforzi per educare il pubblico sull’importanza della CPR (rianimazione cardiopolmonare, ndr) degli astanti per l’arresto cardiaco improvviso, indipendentemente dalla circostanza”, ha detto Sumeet Chugh, autore dello studio.

Sesso: esperti, casi di sifilide aumentati del 400%. Allarme sesso

Le Malattie sessualmente trasmesse (Mst) sono sempre piu’ diffuse. Riemergono patologie che prima sembravano comparse. In primis la sifilide che in Italia e’ cresciuta di oltre il 400 per cento dal 2000, ma anche la gonorrea che ha visto quasi raddoppiare i casi in Europa tra il 2008 al 2013. L’allarme e’ stato lanciato on occasione del 56esimo congresso dell’Associazione dermatologi ospedalieri (Adoi), in corso a Roma. “In Europa, dalla meta’ degli anni ’90 alcune Mst hanno trovato ‘terreno fertile’ per espandersi dopo un decennio di declino dei trend epidemiologici, soprattutto nelle grandi metropoli e in alcuni gruppi di popolazione maggiormente a rischio (ad esempio, i maschi omosessuali)”, ha spiegato Antonio Cristaudo, presidente del congresso dell’Adoi. “Qualsiasi rapporto vaginale, anale e orale non protetto tra partner non monogami – ha continuato – e’ potenzialmente pericoloso per contrarre una MST. Stiamo assistendo anche ad una minore percezione del rischio HIV da parte della popolazione over 50 e anziana che riceve una diagnosi tardiva nei centri clinici come il nostro, nel 63 per cento dei casi (contro il 47 per cento dei piu’ giovani) e con segni di infezione avanzata. Le ragioni? Mancanza di consapevolezza, sottostima del rischio, carenza di campagne di sensibilizzazione ad hoc su queste fasce trascurate della popolazione sessualmente attiva. Questo nonostante il beneficio dato dal trattamento precoce delle persone con l’infezione che limita molto la diffusione del virus ad altri soggetti e cronicizza la malattia”. In totale sono 30mila i nuovi casi ogni anno in Europa e circa 3500 in Italia, e il trend non accenna a diminuire soprattutto in alcuni gruppi ad alto rischio sessuale. “Oggi l’aumento delle infezioni sessualmente trasmesse ci preoccupa non solo per le ripercussioni che queste hanno sul benessere del singolo individuo, sulla collettivita’ e sui costi sociali che concentrano – ha precisato Massimo Giuliani, dell’Istituto Dermatologico San Gallicano – ma anche perche’ questo aumento e’ la spia di un abbassamento della guardia e della percezione del rischio soprattutto a in alcune fasce piu’ vulnerabili della popolazione. Oggi sappiamo che tutto questo sta sostenendo soprattutto la circolazione dell’infezione da Hiv, che viene facilitata largamente dalle Mst. Infatti, siccome i guai non vengono mai da soli, i portatori di una Mst hanno un rischio aumentato tra le 2 e le 5 volte di contrarre a breve anche un’infezione da Hiv”.



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