Stangata di fine anno: aumento +952 euro a famiglia da gennaio


Secondo quanto emerso dalla nuova direttiva Europea, tra qualche giorno si pagheranno gli shopper ultraleggeri ad un prezzo del tutto discrezionale, che Può variare dai 2 ai 0,10 euro. Si tratta di una cifra irrisoria, ma se si utilizza un sacchetto per un prodotto, un sacchetto per un altro e uno per un altro ancora, il conto sale e anche di parecchio. La legge in realtà non dice quanto dovrebbero costare i sacchetti biodegradabili e compostabili, Ma come abbiamo visto, la cifra potrà variare tra i 2 e i 10 centesimi di euro.

Scatterà l’obbligo dei sacchetti a pagamento utilizzati nei supermercati per imbustare la frutta, la verdura, il pesce e gli affettati e anche altri prodotti alimentari e questo per il Codacons sarà una nuova stangata che si abbatterà sulle famiglie italiane. L’associazione a difesa dei consumatori dichiara che si tratta di una nuova tassa occulta a carico dei consumatori e ricorda come dal primo gennaio 2018, entrerà in vigore la norma che prevede che i sacchetti leggeri e ultraleggeri, ovvero quelli con spessore della singola parete inferiore a 15 Micron, siano biodegradabili e compostabili, con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile di almeno il 40%, i quali non potranno essere riutilizzabili e devono essere distribuite soltanto a pagamento.

Si tratta di una vera e propria tassa occulta a danno dei cittadini italiani che non ha nulla a che vedere con la giusta battaglia in favore dell’ambiente. Abbiamo già inviato una istanza d’accesso al Ministero dell’economia per conoscere tutti i dettagli di tale norma ingiusta, e siamo pronti a dare battaglia impugnando nelle sedi competenti un provvedimento ingiusto che finisce solo per introdurre aggravi di spesa sulle spalle dei consumatori“, è questo quanto spiega il Presidente Carlo Rienzi.

Ad oggi questa normativa non sembra essere chiara nemmeno agli addetti ai lavori ed a riferirlo è stato proprio Raffaele Viggiani presidente di Asso ITC Confesercenti, il quale ha dichiarato che l’obbligo di far pagare le borse di plastica ultraleggere dovrebbe riguardare soltanto quelle con i manici non quelle senza utilizzato ad esempio per mettere il pesce. “E’ giusto certo ridurre il consumo di plastica, ma perché non intervenire sui pochi produttori di questi shopper, anziché far ricadere gli oneri sui commercianti e gli ambulanti e, a cascata, sui consumatori, ai quali dobbiamo spiegare che dobbiamo vendere loro non solo il pesce ma anche l’indispensabile bustina di plastica?”, ha aggiunto ancora Viggiani.

“Dalle bollette della luce, destinate ad aumentare – come segnalato al Governo e dall’Autorità per l’energia – per 22 milioni di famiglie dal 1 gennaio 2018, in previsione del processo di riforma delle tariffe, che penalizza gli utenti con minori consumi, specie se residenti, quantificati in 22 milioni di abitazioni su 29 totali, quindi con un potenziale impatto redistributivo tutt’altro che irrilevante, al gas, ai pedaggi autostradali, alle assicurazioni, ai servizi bancari, al caro assicurazioni, alla spesa alimentare, ai ticket sanitari, ai trasporti, servizi idrici, alla tassa sui rifiuti”.

 “Il nuovo anno è alle porte, ma a giudicare dai primi segnali sul fronte dei prezzi nulla di buono aspetta i consumatori italiani, che nel 2018 – spiega – subiranno la consueta stangata di prezzi e tariffe che toccherà quota +952 euro annui, per una famiglia media, con il traino verso l’alto di trasporti, alimentazione, Rc Auto, servizi bancari, Tari (invece di essere restituita dato l’errato calcolo), i prodotti per la casa, le spese per la scuola, le tariffe professionali”.

La previsione di aumenti per il 2018 “è aggravata non solo dalla crescita dei costi energetici, ma anche da alcuni fenomeni speculativi o derivanti da inefficienze di sistema, con aumenti implacabili dei costi delle assicurazioni e dei servizi bancari”. “Tali incrementi per molte famiglie risultano insostenibili, per questo – conclude – è urgente una seria azione del Governo per controllare e contrastare ogni aumento ingiustificato, e porre un argine ad aumenti surrettizi di pochi euro, con la certezza dell’impunità data l’assenza di una class action (approvata all’unanimità dalla Camera dei Deputati il 3 giugno 2014, bloccata al Senato per espresso veto di Confindustria e banche recepita dal ministro Maria Elena Boschi, che taglieggiano e saccheggiano i redditi) formidabile deterrente contro i predatori”.

Il 2018 si annuncia con una bella spremuta al nostro portafoglio. Si parla tanto, e anche un po’ a sproposito di salario di cittadinanza e di altre misure di sostegno al reddito che dovranno essere approvate dal prossimo Parlamento e dal prossimo governo. Misure vaghe e di efficacia non del tutto comprovata. Gli aumenti, invece arrivano qui e ora.

Fra una settimana è in arrivo una stangata che, quando avrà assestato tutti i colpi per bene provocherà, secondo gli esperti, un salasso di 783 euro a famiglia. Assicurazioni, costi bancari, rifiuti, ma anche sanità, servizi postali e spese scolastiche. Per non parlare di autostrade, luce, gas. Nessuna tra le principali voci di spesa è esclusa. Federconsuma-tori calcola un aumento da record. Considerando che sono 25,3 milioni le famiglie in Italia, il conto totale supera i 20 miliardi. Esattamente 783,10 euro per famiglia. Ma l’effetto sui prezzi sarà molto più diffuso e difficile da calcolare. Cresceranno i prezzi di produzione che naturalmente verranno ribaltati sui consumatori.

Una stangata che ridurrà i consumi e rallenterà la ripresa. Nessuno sogna il ritorno al calmiere degli anni’70 o alla politica dei prezzi amministrati. Resta il fatto che questi aumenti, sommati ad una pressione fiscale che non accenna a scendere, diventano insopportabili per il portafoglio e per lo stress che provocano.

L’elenco è lungo. L’impatto sulla vita di tutti i giorni non sarà trascurabile, sopratutto considerando che i salari non salgono mentre il lavoro cala. Costerà di più scaldarsi, cucinare e tenere la luce accesa. Chi aveva un consumo mediobasso, da gennaio si troverà a pagare di più in bolletta essendo saltati alcuni paletti.

L’Authority sta spingendo sul rinvio per avere tempo divalutare gli effetti sulle fasce più deboli della popolazione. Inoltre l’esplosione dell’impianto austriaco di gas che riforniva l’Italia causerà nuovi rincari. I No-Tap e gli altri radicalismi ambientalisti forse dovbrebbero imparare a ragionare di più: l’indipendenza energetica del Paese è un valore strategico. A meno di non sottostare a mutevoli avvenimenti sui quali non c’è controllo. Il balzello in bolletta per gli esperti sarà del 2,7% (50 euro annui). Un conto destinato a salire alla luce dei fatti delle ultime settimane. Ci sarà poi aumento delle tariffe idriche per gli investimentinecessari a fronteggiare l’emergenza «oro blu».

Federconsumatori stima un aggravio del 5% per una spesa di 24,2 euro in più a famiglia. Usare l’automobile, gli autobus e i mezzi di trasporto in genere sarà inoltre più caro di 79 euro, per un ritocco a dell’1,2%. Il petrolio ha rialzato la testa e seppur ancora lontano dai massimi. Prezzi che si riflettono anche su diversi prodotti della casa per i quali si ipotizza un aumento di 60 euro (+1,9%).

Viaggiare sarà più caro ma non solo per la benzina. L’aumento al casello sarà del 3,2% per 40 euro totali. Nel calderone Federconsumatori ha messo il resto: la Rc auto costerà 18 euro in più (+1,3%) e avere un conto in banca altri 27,6 euro (+2,5%).

Pagare la tassa sui rifiuti ben 34 euro aggiuntivi (+3%). Lettere, pacchi inviati tramite Poste Italiane il 2,8% in più (14,4 euro). Non se la passano bene nemmeno la famiglie che devono mandare i figli a scuola: per mensa e materiale scolastico ci vorranno 100 euro in più (+0,8%). Nutrirsi e curarsi, infine, farà salire i conto di 200 euro a fine anno: 163 euro per l’alimentazione e oltre 41 euro per i ticket sanitari. Non ci resta che goderci le vacanze. Poi comincerà l’inverno delle nostre tasche.

 Non è una nuova tassa, né un ulteriore balzello fiscale. Consideratelo come volete, ma dal primo gennaio un nuovo costo graverà nella spesa degli italiani. Obtorto collo, insomma per legge. Tra quattro giorni i leggerissimi sacchetti per la frutta e verdura, per gli affettati, il pesce e altri prodotti di gastronomia dovranno essere pagati. E nessun negoziante potrà fare il generoso regalando il contenitore, salvo rischiare di pagare multe salatissime da un minino di 2500 a un massimo di 100 mila euro per ogni punto vendita inadempiente.

A stabilirlo è una legge su tutt’altro tema (“Disposizioni urgenti per la crescita economi- canel Mezzogiorno”) approvata dal Parlamento il 3 agosto. Nel testo è stata però inserita una norma specifica – passata inosservata in piena estate – che recepisce la direttiva europea per ridurre il consumo di sacchetti di plastica e incentivare l’uso di quelli biodegradabili. Come sempre, in molti contavano su una sicura proroga, che però non è arrivata. Anzi il ministro all’ambiente Galletti ha pure escluso ogni deroga: nessuna scusa per chi non è pronto o tenta di smaltire i vecchi sacchetti ancora in magazzino. Espressamente vietata anche la possibilità di usare sacchetti riciclabili, come consentito invece per i contenitori in uso alle casse. Insomma, per dirla in “legalese”, il combinato disposto di norme a tutela dell’ambiente e di regole di sicurezza alimentare e di igiene, faranno lievitare i costi della spesa seppure di pochi euro l’anno. Il conto non è facile, ma Roberto La Pira, direttore della newsletter specializzata “Il fatto alimentare” ha provato a farlo. «I sacchetti attualmente distribuiti gratis – calcola – costano al supermercato poco più di 1 centesimo di euro a pezzo. Per quelli nuovi biodegradabili l’importo raddoppia (da 1,8 a 2 centesimi). Per questo motivo ci sembra corretto fare pagare al massimo 2 centesimi a busta, equivalenti a un esborso mensile di circa 1 euro per una famiglia di 3 persone che utilizza una cinquantina di sacchetti al mese.
Facendo pagare 2 centesimi, la grande distribuzione ne trarrà comunque un vantaggio economico, perché copre i costi di acquisto, e non deve più accollarsi la spesa delle buste finora distribuite gratis».
Due centesimi sembra essere la cifra che le catene della Gdo sono orientate a chiedere. Ma se Coop, Carrefour, Conad, Esselunga, Auchan, insomma i big sono, – volenti o nolenti – pronti ad adeguarsi, la Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione della Confcommercio invoca ancora la deroga a nome dei piccoli negozianti. «Occorre assolutamente una proroga – chiede la presidente Donatella Prampolini – per far capire a livello europeo le criticità». Ovviamene ha parere opposto il presidente dei produttori, Marco Versari di Assobioplastiche. «Questa norma – afferma – è necessaria per aumentare la consapevolezza del pubblico in merito agli impatti ambientali delle buste di plastica e liberarci dall’idea che la plastica sia un materiale innocuo e poco costoso». Assobioplastiche calcola in Italia un consumo annuo tra i 9 e i 10 miliardi di sacchetti per la frutta e verdura e i prodotti gastronomici, ipotizzando una media di 150 sacchetti all’anno per ogni italiano.

Fatto sta che dal primo gennaio le buste in uso nei reparti di frutta e verdura, ai bancone del pane e della gastronomia, dovranno avere uno spessore inferiore ai 15 micron (micrometri) ed essere biodegradabili e compostabili, contenendo almeno il 40% di materia prima da fonte rinnovabile. La percentuale salirà al 50% nel 2020 e al 60% l’anno dopo. La legge, proprio per disincentivare l’uso della plastica, impone che comunque il sacchetto venga pagato. L’Italia è stata in questo senso più realista del re, perché vieta espressamente la possibilità di usare propri contenitori riutilizzabili. Il ministero dell’Ambiente rimanda a un regolamento che dovrà essere redatto dal Ministero della Salute per quanto riguarda gli aspetti igienici e sanitari. E comunque sarebbe impossibile per i negozianti superare i problemi logistici legati alla pesatura degli acquisti. Così come sembra difficile pensare di insaccare nella stessa busta peperoni e mele, arance e broccoli come qualcuno propone.



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