Super-Cerotto stile bava di lumaca: ferite ko. SUPER CEROTTO LUMACOSO


La natura ispira nuovamente la scienza e vengono creati prodotti formidabili per migliorare la vita dell’uomo. In futuro verrà probabilmente commercializzato un cerotto strepitoso, realizzato con la bava delle lumache. Non è una bufala ma il risultato di uno studio statunitense. Del resto, il muco delle lumache è oggetto di studi, da molto tempo, per scoprire nuovi medicinali.

Interessate alla bava anche molte aziende che producono cosmetici poiché, a quanto pare, la sostanza avrebbe proprietà lenitive a aiuterebbe a contrastare le rughe. Adesso un team dell’Università di Harvard ha trovato il modo di sfruttare la bava delle lumache per creare un cerotto formidabile, capace di suturare anche lacerazioni chirurgiche. Le lumache stesse producono il muco per difendersi e lenire le lesioni che si procurano continuamente quando strisciano. La bava è molto adesiva, oltre che dotata di un grande potere analgesico; quindi potrebbe essere usata per produrre il cerotto del futuro.
Il fluido colloso che permette alle lumache di avanzare anche su superfici ruvide, sembra abbia inspirato un nuovo tipo di adesivo, ovvero un idrogel non tossico ed estremamente flessibile che sembra funzioni anche sul bagnato ed è risultato essere particolarmente adatto ai tessuti umani. Gli scienziati dell’Università di Harvard hanno studiato questo fluido per i delicati interventi su organi come il cuore, che devono resistere a sollecitazioni meccaniche e sono costantemente irrogati di sangue. In cosa consiste il segreto del materiale sigillante?

Secondo i ricercatori, il segreto consiste nel fatto che questo materiale sigillante pare contenga delle molecole caricate positivamente che confermano dei legami stabili con i tessuti biologici. ” In alcune condizioni questo super-cerotto potrebbe sostituire le suture e le graffette, che possono causare danni e essere difficili da collocare in determinate situazioni”, ha spiegato il responsabile dello studio David Mooney, professore di bioingegneria a Harvard. Fino ad oggi la versione artificiale creata dai ricercatori sulla base di questi principi e descritta sulle pagine della rivista Science è stata sperimentata sugli animali ed ha dimostrato di aderire fortemente alla pelle, alla cartilagine, ai tessuti e agli organi ed ancora si è dimostrata non tossica per gli uomini.


Intervenuto il responsabile dello studio David Mooney, professore di bioingegneria ad Harvard, il quale ha dichiarato: “Ci sono una varietà di usi potenziali e in alcune condizioni questo potrebbe sostituire le suture e le graffette, che possono causare danni e essere difficili da collocare in determinate situazioni.Sono molti i potenziali utilizzi di questo adesivo e in alcuni casi potrebbe sostituire le suture e le graffette, che possono causare danni ed essere difficili da collocare in alcune particolari situazioni”.

L’adesivo artificiale si base su principi sopra citati e avrebbe dimostrato di funzionare molto bene in una serie di esperimenti su pelle, cartilagine, tessuti ed organi del maiale, oltre a non aver prodotto alcun effetto tossico sulle cellule umane. Ad esempio, nel corso di una prova, la colla è stata testata per chiudere una ferita sul cuore del maiale che produceva molto sangue ed ha mantenuto la sutura con successo; in un altro caso l’adesivo,invece, è stato applicato ad una lacerazione del fegato di ratto ed avrebbe agito altrettanto bene come emostatico. Mooney ed i colleghi prevedono che il nuovo adesivo sarà realizzato in fogli, anche se hanno anche sviluppato una versione iniettata per chiudere ferite profonde.

Bava di lumaca microfiltrata Proprietà e utilizzi

Negli ultimi anni, nel settore cosmetico e nutraceutico, si è diffuso l’utilizzo del secreto di Helix aspersa Muller, mollusco gasteropode comune nei nostri giardini, meglio conosciuto con il nome di lumaca o chiocciola. Le lumache producono naturalmente questo secreto, durante il loro ciclo di vita, grazie al quale mantengono la loro cute costantemente idratata e protetta dai traumi ai quali sono quotidianamente sottoposte strisciando.

La secrezione viene prodotta da particolari ghiandole localizzate a livello del piede della lumaca. L’analisi chimica quali-quantitativa ha evidenziato una composizione di sostanze attive complessa, con presenza particolare di allantoina, collagene, acido glicolico, acido lattico, anti-proteasi, vitamine e minerali. Questa particolare composizione la rende un ingrediente unico e non replicabile in laboratorio con un prodotto di sintesi.

L’azienda italiana distribuita da Gale & Cosm dispone di un allevamento di chiocciole alimentate con vegetali freschi, le quali vivono all’aria aperta in un ambiente creato ad hoc con una vegetazione selezionata, ricca e varia (no OGM), per un nutrimento naturale e completo. La bava viene estratta nel più totale rispetto delle lumache e successivamente filtrata e microfiltrata con appositi macchinari, per eliminare qualsiasi tipo di impurità.

Composizione e Caratteristiche Tecniche
La materia prima (INCI: Snail Secretion Filtrate) si presenta come liquido limpido chiaro, leggermente beige, limpido o appena opalescente. È completamente miscibile in acqua, insolubile in oli vegetali o minerali, disperdibile in emulsioni olio in acqua, con compatibilità limitata con alcool etilico. Il pH varia da 3 a 6. È controllata dal punto di vista microbiologico al termine della produzione, prima del confezionamento e, grazie al sistema di microfiltrazione e all’aggiunta di Phenethyl Alcohol (<1%) e Caprylyl Glycol (<1%), mantiene la propria stabilità nel tempo. Non contiene nessun conservante dell’allegato V Regolamento cosmetico 1223/2009.

Efficacia. Test in vitro

In un recente lavoro è stato messo in evidenza che il secreto di Crymptophalus aspersa, utilizzato per applicazioni cutanee, possiede proprietà rigenerative per la pelle umana, per le quali sono state fatte interessanti ipotesi di meccanismo d’azione. Il secreto utilizzato per lo studio (SCA) è stato ottenuto in accordo al protocollo descritto nel US patent 5538740. In breve le lumache sono state stimolate a secernere una maggiore quantità di secreto. Il secreto è stato collezionato e separato dalle lumache vive, chiarificato per filtrazione tramite filtri di 0,22 ^m e diluito ulteriormente in acqua a pH 7,4 SCA ha dimostrato attività antiossidante SOD (Superossido Dismutasi) e GTS (Glutatione-S- Transferasi).

SOD è un enzima chiave nel processo di inattivazione dell’anione radicale superossido (O*2-) e del perossido di idrogeno (H2O2), mentre GST è un enzima tipico della fase 2, responsabile della detos- sificazione da sostanze xenobiotiche e dai radicali liberi ROS. È stato ipotizzato che la bava di lumaca possieda molteplici modelli di attività antiossidante, sia di tipo enzimatico che non enzimatico. L’azione antiossidante di SCA agisce su due livelli, sia riducendo la formazione dei radicali liberi, sia nella seconda fase, ovvero nel sequestro degli stessi.

Questo meccanismo è implicato nella protezione cellulare dei danni mediati dalla formazione dei radicali liberi indotti da irraggiamento UV. Infatti la radiazione UV può diminuire i livelli di antiossidanti endogeni e aumentare il danno ai tessuti.
In questo caso gli antiossidanti possono prevenire i danni e i segni cutanei causati da foto-invecchiamento secondario, cioè da formazione di radicali liberi indotti dalle radiazioni. SCA aumenta la sopravvivenza dei fibroblasti sottoposti a irraggiamento con UVA; è stato ipotizzato un meccanismo di duplice azione, antiossidante e stimolante sull’attività proliferativa cellulare.

SCA inibisce l’espressione delle metalloproteinasi MMP-1 e MMP-2 e di conseguenza limita il danno tissutale riducendo l’azione degenerativa sulle proteine fisiologiche da parte delle MMP e contribuisce ai processi rigenerativi cutanei.

Ulteriori test in vitro hanno dimostrato che SCA
promuove la sopravvivenza e la proliferazione dei fibroblasti. La proliferazione è essenziale per la guarigione delle ferite senza la formazione della cicatrice. Si è dimostrato che favorisce l’assemblaggio e la riorganizzazione della matrice extracellulare del derma. Inoltre induce la formazione della fibronectina tramite un’azione diretta sulle cellule.

Test in vivo
Studi clinici hanno dimostrato che prodotti cosmetici a base di secreto di Helix aspersa favoriscono la cicatrizzazione delle ustioni dei bambini riducendo la formazione del cheloide, l’iperpigmentazione e migliorando complessivamente l’aspetto estetico della cicatrice.
A 19 pazienti, di età compresa tra i 12 mesi e i 20 anni, di entrambi i sessi, portatori di ustioni ed innesti vecchi di almeno 6 mesi e di vario genere, è stata applicata come unico medicamento una crema cosmetica a base di bava di lumaca per 3 mesi.

Il miglioramento è stato valutato, considerando:
i la riduzione della dimensione della cicatrice (capacità di rigenerazione cellulare);
ii il miglioramento della pigmentazione della cicatrice [effetto schiarente);
iii aspetto della cicatrice. I dati ottenuti hanno mostrato un miglioramento già dopo un mese di trattamento. Dopo 3 mesi 14 pazienti hanno mostrato un miglioramento valutato come eccellente/buono, 4 pazienti moderato; in 1 paziente non vi è stato nessun risultato.
In altri studi è stata confermata l’efficacia del secreto di Helix aspersa nella cicatrizzazione delle ustioni facciali di soggetti adulti. Lo studio è stato condotto su un gruppo di 27 pazienti adulti con ustioni facciali, trattati con una crema a base di secreto di Helix aspersa, due volte al giorno per un periodo di 14 giorni, oppure fino a riepitelizzazio- ne completa. Per confronto, un altro gruppo di 16 pazienti adulti, con le medesime problematiche, è stato trattato con un unguento per ustioni.
Nel primo gruppo è stata più rapida la riepitelizzazione: 11±2 giorni contro 15±3 per il secondo gruppo. L’efficacia cicatrizzante del secreto di Helix aspersa è stata confermata clinicamente anche nel trattamento postchirurgico dell’intervento al prepuzio su 87 bambini affetti da fimosi tra il 2003 e il 2005. Una crema a base di Elicina è stata applicata giornalmente per 20-30 giorni, in associazione ad una terapia farmacologica antisettica. Il trattamento ha ridotto i tempi di rigenerazione cutanea postoperatoria. In questo studio non sono stati osservati effetti avversi.
Sicurezza
L’attivo è un prodotto sicuro. Non è irritante né sensibilizzante.
Applicazioni e Dosaggio
La materia prima, in virtù dell’alta concentrazione di principi attivi, favorisce la rigenerazione cutanea e il turnover cellulare. Ha azione esfoliante, idratante, ed è molto utilizzata nel trattamento dei segni dell’acne, di cicatrici e delle discromie cutanee. È raccomandata come anti-rughe e nella prevenzione di smagliature e segni di espressione.
Se ne consiglia l’impiego in prodotti cosmetici in concentrazione 1-10%. Non ha limiti di utilizzo.
La bava di lumaca trova applicazione anche nel settore nutraceutico/alimentare. Rispetto a quella per uso cosmetico la nostra bava food-grade è conservata con Potassio Sorbato e Sodio Benzoato ed ha una shelf life di 2 mesi.
Introdotta in sciroppi per la tosse ha azione espettorante e fluidificante del muco. Inoltre è particolarmente indicata per i quadri di gastrite ed ulcere stomacali in virtù delle sue proprietà rigenerative.

La lumaca che ci fa sani e belli

Tre soci avviano a Leno-Pavone Mella un allevamento. Poi scoprono come ricavare la bava senza uccidere l’animale. Brevettano il metodo e ottengono un finanziamento.

 L’elisir di giovinezza. Il sogno di ogni donna e di un sempre più nutrito plotone di uomini, visto che il consumo di prodotti di bellezza tra i maschietti è costantemente in crescita. Spesso alcuni dei segreti per fermare il tempo le aziende del settore lo cercano in Madre natura. Direste mai che un alleato per la vostra beltà po – tete trovarlo in un animaletto come la lumaca? Eppure è così. «La bava di lumaca è utilizzata nei prodotti di bellezza e parafarmaceutici per le sue proprietà anti infiammatorie, lenitive, antibatteriche, depigmentanti, cicatrizzanti e ringiovanenti», racconta Ermanno Udeschini. Che lavora in banca ma nutre da sempre una grande passione per l’agricoltura.
Un paio di anni fa, con altri due soci, Claudia Rossini e Matteo Bellomi, ha avviato l’azienda agricola “La fattoria delle lumache”. Sede legale a Leno, allevamento a Pavone Mella. Di lumache, ovviamente, destinate al mercato alimentare: 30 mila metri quadrati, 80 recinti, a regime saranno oltre un milione di lumache, prima pro – duzione quest’anno.
Sempre con gli stessi compagni di avventura, Rossini e Bellomi, Udeschini ha dato vita a una start – up per la produzione di bava di lumaca – visto che l’allevamento da cui pescare, quello di Pavone Mella, c’era già – con potenziali acquirenti le imprese della cosmesi e dei ritrovati parafarmaceutici.
A distinguere la newco di Udeschini (che avrà casa a Leno), è il metodo utilizzato, estremamente innovativo. «E’ un sistema brevettato che, al contrario di quelli tradizionali, consente di
estrarre la bava dall’animale senza provocarne la morte. E’ un metodo meccanizzato – spiega Udeschini – . Circa 200 lumache ogni volta vengono posizionate in una macchina speciale e irrorate con acqua e soluzione salina. L’animalet- to, stimolato, produce il liquido. Poi può essere inserito di nuovo nell’ allevamento e in sette giorni rigenerare tutte le sue caratteristiche fisiche. Noi ci appoggiamo anche all’Università di Ferrara che, con il suo laboratorio, analizzerà la bava prodotta e rilascerà un attestato conle caratteristiche chimiche e organolettiche. Abbiamo iniziato gli studi circa due anni fa, sollecitati anche dal fatto che il settore è in crescita, la produzione che deriva dalle estrazioni degli allevamenti italiani non è sufficiente per il fabbiso – gno dei laboratori, per proporre ai clienti un prodotto, decisamente diverso da quello proveniente dall’estero, dove non sempre ci sono tutte le garanzie sulle salubrità dei luoghi di allevamento.
Invece le nostre lumache – aggiunge – arriveranno solo dal nostro allevamento di Pavone Mella, in cui sono alimentate con prodotti a km zero». Al loro fianco, Udeschini
e socihanno avuto la Ibs Consulting. «Noi – dice l’amministratore delegato di Ibs, Alberto Bertolotti – abbiamo affiancato Udeschini e soci nella stesura del business plan e del piano finanziario (in particolare a occuparsi del coordinamento per Ibs è stato Stefano Braga) perparteci- pare al bando Linea 8 Frim della Regione Lombardia: pubblicato a ottobre 2013, finanzia start up e re-start, ovvero aspiranti imprenditori e rilancio di imprese.
Sul piatto, 30 milioni di euro tra contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. Finora il bando ha valutato 310 progetti e ne ha ammessi 59. Insomma, è parecchio selettivo. Tra questi, il seme di impresa di Udeschini: è l’unica progettualità bresciana tra le sei finanziate, su ben 66 domande, nell’elenco degli ammessi di maggio (a cadenza regolare il Pirellone pubblica elenchi di chi ha avuto accesso al contributo, e lo farà fino a esaurimento delle risorse disponibili). La start-up di Udeschini ha avuto un finanziamento agevolato di 100 mila euro e 29 mila euro a fondo perduto. «Non escludo in futuro di creare una linea di prodotti di bellezza con bava di lumaca, appoggiandomi a un laboratorio perla produzione», chiude Udeschini. E la Ibs affiancherà la neonata azienda con la sua consulenza nei primi due anni di vita.

Il ricorso a un protocollo terapeutico a base di radiofrequenza non ablativa e della crema Bioelisir aiuta a prendersi cura delle cicatrici acneiche

E’ stato già ricordato come la radiofrequenza (RF) sia una metodica che trova applicazioni nel trattamento di diverse affezioni dermatologiche, sia quelle con caratteristiche patologiche che quelle più di natura prettamente estetica. È altrettanto noto che la RF non ablativa, nel caso del rimodellamento tissutale produce del calore che si diffonde in profondità nei tessuti, innescando una serie di effetti biologici che hanno il loro fulcro nella denaturazione delle fibre collagene dermiche, con contrazione delle stesse, oltre che nello stimolo dei fi- broblasti per la produzione di nuovo collagene. Il trattamento con RF non ablativa non ha alcun carattere di invasività e non è doloroso; durante il trattamento il paziente avverte una lieve sensazione di calore che viene spesso descritta come un piacevole “massaggio caldo”. Nel nostro studio abbiamo trattato un totale di 19 pazienti (7 maschi e 12 femmine) con età variabile tra i 21 e i 35 anni (media 26 anni) affetti da cicatrici acneiche del viso di gravità variabile. Una volta esclusa la presenza di patologie di tipo immunitario, metabolico, cardiaco ed ematico oltre che possibili stati di gravidanza, i pazienti sono stati trattati con un apparecchio
a radiofrequenza monopolare a trasferimento elettrico di tipo capacitivo (che permette cioè il trasferimento delle energie sul corpo del paziente attraverso un elettrodo movibile) avente potenza massima di 40 Watt (+/- 20%) e frequenza di 1-1,3 MFiz (Plasma RF, EPEM – Firenze). La crema utilizzata sulla cute del paziente, che ha lo scopo di consentire un passaggio uniforme di energia, è stata Elicina Plus (Bioelisir). Questa crema contiene l’80% di estratto di bava della lumaca Helix Aspersa Muller (raccolta in maniera passiva cioè senza alcun danno all’animale!) che possiede proprietà terapeutiche dovute al suo alto contenuto di acido glicolico, collagene, elastina oltre che di vitamine e proteine che rende la crema adatta a contrastare affezioni dermatologiche come smagliature, rughe, macchie, cicatrici e segni dell’acne. Il procedimento viene così sintetizzato: una volta detersa la cute del viso, è stato applicato un generoso strato di crema e portata la temperatura del manipolo dell’apparecchio alla massima energia capace di determinare l’effetto del “massaggio caldo” sulla pelle, muovendo continuamente il manipolo con movimenti circolari o lineari lungo le aree da trattare evitando quelle orbitali e la tiroidea del collo. Dopo circa 10 minuti di trattamento è stato applicato un altro strato di crema e continuato il trattamento fino a una durata totale di circa 20 minuti; tutti i pazienti sono stati sottoposti a un totale di 8-10 trattamenti a intervalli di circa 10-14 giorni. È stato consigliato loro di effettuare terapia domiciliare con la stessa crema utilizzata durante la terapia da applicare su tutto il viso mattina e sera; tutti hanno firmato un modulo di consenso informato e non sono stati segnalati effetti collaterali di rilievo. Il risultato, registrato durante le sedute e a distanza di 3 mesi dall’ultima è stato in tutti raccolto dall’operatore e valutato dallo stesso paziente ed è stato variabile da buono a ottimo con migliorata qualità della pelle e in particolare della texture cutanea, e con visibili attenuazioni dei segni dell’acne (vedi foto 1 e 2). In conclusione, numerose sono oggi le opzioni utilizzate per il trattamento delle cicatrici acneiche; la nostra idea di abbinare la RF con la crema a base di bava di lumaca, con effetto sinergico, appare molto efficace e il grado di soddisfazione dei pazienti, in considerazione anche dei risultati ottenuti, ci incoraggia a seguire questa strada che dimostra essere semplice, indolore e al passo dei tempi anzi… a passo di lumaca.

Il boom dell’interesse per le chiocciole continua

Come scritto negli ultimi due numeri del nostro giornale, prosegue l’eccezionale interesse nei confronti della Helix e della sua produzione.
Tutte le non sempre adeguate informazioni sulla rete e il crescente interesse delle televisioni per l’argomento, nei programmi più diversi fanno aumentare, di giorno in giorno, questo fenomeno, che sotto certi aspetti può essere positivo, ma che contiene anche inquietanti risvolti pericolosi per l’eccessivo ottimismo e positività con cui l’argomento viene affrontato.
Esempio tipico è stata la partecipazione straordinaria di persone e di enti all’ultimo Incontro Internazionale di settembre a Cherasco, quando tutti seguivano le relazioni stipati e accovacciati negli spazi liberi del Teatro Salomone e oltre 300 persone erano al di fuori, dove all’improvviso si era dovuto piazzare dei microfoni, nel cortile all’esterno, attiguo ai locali del Teatro, che nella normalità ha ben 420 posti. Interesse alto, ma qualche volta fenomeni di fanatismo verso l’elicicoltura quasi fosse un’attività che si deve fare a qualunque costo e in qualsiasi condizione (anche negativa). L’Istituto di Cherasco, ogni giorno e in tutti gli incontri che organizza, non cessa di mettere in guardia i tanti e troppi futuri potenziali elicicoltori dalle criticità e i rischi anche numerosi, che l’allevamento presenta soprattutto nella fase di gestione, che segue l’attivazione.
Non si stanca di mettere in guardia che l’elicicoltura ottiene risultati e conti economici accettabili in base al lavoro manuale e operativo che occorre dare nell’intera annata, anzi il risultato è direttamente proporzionale alle ore di lavoro esercitate nell’arco dell’anno nell’impianto.

L’euforia dell’”edilizia” e dell’attivazione dell’impianto dura una sola stagione e molto presto si è costretti a conoscere i problemi, le mortalità, in particolare si devono fare i conti con le necessità di impegno, di lavoro e di fatica fisica e mentale necessaria ad arrivare a quantitativi di prodotto adeguato.
Continuano a nascere tanti allevamenti ovunque, ma tanti sono anche percentualmente, quelli che dopo 2-3 anni chiudono o non vengono più seguiti in modo corretto, fattore che prelude alla veloce chiusura.
Diventa fondamentale il ruolo dell’informazione e della consulenza, che oggi è offerta su internet (a pagamento) da chiunque, spesso da soggetti che non hanno esperienza adeguata o che hanno capito che è più facile, meno faticoso e più remunerativo, far fare un allevamento ad un altro, piuttosto che impegnarsi seriamente nella propria produzione. E’ più facile, molto più facile, vendere lumache acquistate, piuttosto che produrle direttamente…
È più gradevole gestire siti internet promozionali che faticare duramente nel campo e lungo i recinti.
Inoltre vendere metodi di produzione senza avere reali esperienze almeno di 5-6 cicli di allevamento, può in buona fede o in cattiva fede, arrecare danni ad operatori che prendono qualsiasi notizia come oro colato, mettendo mano al portafoglio e spesso dilapidando i risparmi di una famiglia, per un sogno che molte volte non diventa realtà.

Un anno piovoso e troppo umido, su tutte le regioni
Forti mortalità negli allevamenti
Quando si parla delle difficolta deU’aUevamento la mente va in prevalenza ai problemi climatici.
L’estate 2014 sarà ricordata, senza dubbio, per la forte piovosità registrata anche nei mesi estivi normalmente più secchi. Cinque volte in più degli ultimi 10 anni sono stati infatti a giugno, luglio e agosto, i millimetri di pioggia caduti sul territorio italiano, con un danno stimato, a livello generale per l’agricoltura superiore a 2,5 miliardi di Euro, soprattutto per il crollo della produzione dell’olio e per il ridotto consumo di frutta estiva.
Tutta quest’acqua, che al profano può sembrare proficua per le chiocciole apporta invece un grave danno alla produzione elicicola, in cui le lumache sono praticamente relegate nella cattività dei recinti..
I molluschi sono obbligati all’interno dei recinti, a subire l’arrivo di tutta l’acqua con conseguente crescita dell’anidride carbonica che più facilmente si crea con l’aumento dell’acqua sul suolo.
Troppa acqua inoltre favorisce la fermentazione della bava lasciata dei molluschi insieme ai loro escrementi formando così un habitat dove i microrganismi prendono forza, si sviluppano e diventano spesso dei parassiti anche mortali. Anche le uova deposte nel terreno sono insidiate da troppa acqua, con ammuffimento precoce di molte chioccioline in fase di nascita e di conseguenza forte diminuzione della schiusa.
II fenomeno descritto è stato registrato nel 70% circa degli allevamenti italiani, praticamente è piovuto troppo al Nord e al Centro con perdite consistenti a confronto gli anni precedenti.

L’allevamento può e deve servire soltanto il mercato del fresco
Il valore economico dell’elicicoltura a ciclo biologico completo si basa in prevalenza su un fattore fondamentale: il prezzo della lumaca d’allevamento deve essere molto più alto del prezzo della lumaca raccolta in natura, nei paesi in cui questa attività può essere svolta.
Due sono infatti i segmenti di base del mercato del mollusco:
a) Il mercato del prodotto macellato e conservato (surgelato o inscatolato);
b) Il mercato del prodotto vivo, spurgato naturalmente e asciugato per una più lunga durabilità.
• Il segmento a) viene servito dalla raccolta naturale di lumache di tutte le specie e in particolare di quelle di grossa taglia, che sono portate entro pochi giorni dalla raccolta, senza alcun trattamento, all’industria di macellazione.
Il prezzo pagato ai conferenti (normalmente povera gente rurale) è molto basso (non superiore a 1,00 Euro il Kg), in quanto il prodotto è bagnato, sporco, con percentuali non irrilevanti di soggetti morti e con una capacità generale di rimanere in vita per pochi giorni.
Queste lumache, quasi sempre della specie Helix Pomatia (Bielorussia, Serbia e Ucraina), Helix Lucorum (Macedonia, Albania, Turchia e Grecia), Helix Adanensis (Siria e altri paesi caucasici) sono di grande taglia e vengono macellate, con l’acqua bollente, estratte dal guscio e la loro carne, dopo una seconda breve cottura, viene congelata in blocchi. Le più grandi e potenti industrie di queste lumache sono localizzate in Turchia e Azerbaigian, proprio molto vicine alle zone di maggior raccolta. Nella sola Turchia se ne contano oltre 25, tutte di grandissime dimensioni e capacità lavorativa superiore alle 5.000 tonn. annue.
Il prodotto è destinato quasi interamente alle industrie di conserva francesi, belghe, greche per la preparazione di scatole in latta da 1 Kg., con molluschi conservati al naturale soltanto con acqua e sale. La Francia acquista e trasforma, etichettando con i propri marchi, quasi il 90% di questo prodotto, vendendo in Francia ed esportando nel mondo il prodotto ottenuto con l’altisonante nome di “escargot de France”.
Secondo prodotto ottenuto sono i gusci, che quando la stagione di raccolta langue, vengono lavati uno per uno, puliti e sterilizzati per essere venduti quali contenitori naturali per la presentazione gastronomica delle lumache alla Borgogna.
• Il segmento b) è quello che interessa noi elicicoltori italiani, in quanto copre la richiesta, per fortuna nella zona Mediterranea, molto rilevante, della Helix Aspersa di media misura (circa 10 – 12 grammi per soggetto), venduta viva, con soggetti asciutti e spurgati. Gli acquirenti di questo prodotto si occupano loro della cucina e della preparazione gastronomica. Le Helix Aspersa arrivano sulla tavola del consumatore sempre e quasi esclusivamente con il proprio guscio, come avviene per gli altri molluschi di acqua.
Quindi lumache che devono resistere vive per lunghi periodi, oltre i 2 – 3 mesi, devono provenire di conseguenza esclusivamente dall’allevamento e dal trattamento obbligatorio di pulizia ed asciugatura. Questo è il principale motivo della quasi totale utilizzazione della produzione nell’allevamento attuale della specie Helix Aspersa.
E’ l’unica specie in grado di riprodursi e produrre velocemente in cattività, l’unica che può resistere per 5 – 6 mesi dopo la raccolta nel magazzino dell’elicicoltore, anche fuori frigorifero, un prodotto con carne eccellente e di facile cottura. Tutti i fattori per una commercializzazione diretta tra allevatore ed utilizzatore finale, senza il passaggio attraverso industrie e i suoi interessi e i suoi prezzi al ribasso, gestiti e imposti dal compratore. La forza dell’elicicoltura al naturale che produce quindi lumache diverse anche nella qualità e nella vivibilità dopo la raccolta, sta soprattutto in questo fatto: l’allevatore è padrone della propria merce, determina lui i prezzi e non è costretto a vendere di corsa e urgentemente a pochi o ad un solo acquirente (macellatore), il quale può determinare, nell’esclusivo suo interesse, la quotazione.

Estero

LIBANO
L’Università USEK di Beirut, la più importante Istituzione scolastica del Libano con oltre 8.000 studenti, gestita dalla Chiesa Maronita, ha deliberato organizzare e di promuovere nella propria struttura un secondo convegno internazionale sulle chiocciole e la loro produzione nei paesi medio – orientali e arabi.
La manifestazione, che fa seguito al primo incontro nel 2014, cui parteciparono una decina di ministri e il Presidente della Repubblica, si terrà il giorno 20 febbraio 2015 e sarà suddivisa in 3 parti con relative relazioni: l’allevamento al naturale, la raccolta della bava e la qualità organolettica della carne di Helix.
La nostra elicicoltura italiana è, per questo stato, diventata molto importante e insieme alle produzioni e alla promozione di vino, olio e miele, sarà parte integrante di un progetto quinquennale di sviluppo delle risorse agricole libanesi sostenuto dal governo locale.
I primi allevamenti nati nel 2014 in quel paese, hanno evidenziato una grande adattabilità di Helix Aspersa Muller a quel territorio, con prospettive importanti per il settore.
IRLANDA
Nell’ultimo convegno internazionale di Cherasco di settembre era presente una folta delegazione di operatori e funzionari pubblici provenienti dall’Irlanda.
Il clima dell’Irlanda, anche se posizionata a Nord, è molto favorevole alla biologia delle Helix, in quanto il clima risente positivamente degli effetti mitiganti della Corrente del Golfo.
Vive in natura anche l’Helix Aspersa, posizionata in Europa normalmente più a Sud.
L’interesse dal paese per la nostra attività deriva da due fatti fondamentali: in primo luogo l’Irlanda è un territorio ancora fortemente dedito all’agricoltura estensiva (grandi allevamenti al naturale di bovini e di ovini) e in secondo luogo, dal 1° novembre 2014, il nuovo commissario europeo per gli affari agricoli PHIL HOGAN è appunto un irlandese.
L’Istituto di Elicicoltura di Cherasco dovrà presto incontrare alcuni funzionari CE del suo staff, per dare vita ad un protocollo di intesa e di collaborazione per promuovere e valorizzare il metodo di allevamento elicicolo senza l’uso di mangimi concentrati in Irlanda e in Europa.
ALBANIA
In Albania stanno ritornando a nascere numerose iniziative di elicicoltura con il ciclo completo, sistema naturale.
Qualche anno fa erano nate iniziative, anche su estensioni di grande dimensione, ma ben presto era arrivato nel paese la promozione dell’allevamento con mangime concentrato e tutto il lungo e meticoloso lavoro di informazione sul metodo italiano era andato così perduto per lasciare posto ad una informazione e una propaganda selvaggia per vendere subito attrezzature, consulenze e via di questo passo, senza arrivare purtroppo a nulla di concreto e di positivo.
Nel 2013 e 2014 è nata finalmente, da parte di un gruppo misto di imprenditori lombardi e albanesi l’Elix Karavasta, azienda che su una estensione di 2 ettari circa ha messo in atto un allevamento di buona qualità, nella consapevolezza non sempre riscontrabile in Albania che l’attività va effettuata con regole adatte alla produzione di un mollusco che deve andare su un mercato esigente, quale quello Comunitario.
Importante la selezione della specie: troppi elicicoltori albanesi si sono lasciati raggirare da soggetti del luogo e di paesi limitrofi con illusioni, confuse metodologie e soprattutto con il consiglio di usare scadenti riproduttori. Tutte aziende nate e morte o organizzate in breve tempo, nonostante l’intera regione abbia un clima (tipico mediterraneo) estremamente adeguato, sia per l’abbondanza di acqua per l’irrigazione, sostanzialmente siano molto comodi i trasporti in Europa e vi sia molto terreno a disposizione, anche a basso prezzo e in particolare la mano d’opera lavorativa abbia costi accettabili e interessanti.
L’Istituto di Elicicoltura ha visitato recentemente l’azienda, riscontando un perfetto adeguamento della stessa alle regole consigliate di conduzione e gestione, con risultati validi e utili per il proseguimento produttivo. Ha incontrato il presidente della società, l’italiano Rossano Mario Virgilio e i responsabili albanesi Sota Fredi e Sota Olsi e ha dato incarico di rappresentarlo nel paese intero. Nel mese di maggio 2015 si dovrà tenere a Tirana un meeting destinato agli interessati di Albania e anche del Kosovo, Montenegro e Macedonia, con visita all’importante azienda, localizzata a 30 Km a sud di Durazzo, e posta proprio di fronte alla laguna marina di Karavasta.

SLOVENIA
Il paese europeo, che in base al territorio e al numero di abitanti, più sta crescendo nel campo della produzione a ciclo biologico delle Helix è la Slovenia.
Paese, compreso nella ex Repubblica di Jugoslavia, da sempre grande raccoglitore ed esportatore di lumache in natura e recentemente molto attento ai problemi dell’ecologia e della cura della natura, da 3 – 4 anni si sta occupando fattivamente del nostro settore, avendo sposato pienamente l’elicicoltura a ciclo biologico completo a ciclo aperto, sistema italiano.
Alla fine del 2014 il numero di allevamenti, sparsi nel piccolo, ma attivo Stato, superava 200 unità: ben oltre 150 ettari, molti in rapporto all’esiguo numero di abitanti e alla parcellizzazione dei terreni.
Il clima è sufficientemente favorevole in quanto buona parte del territorio risente dell’influenza marina dell’Adriatico e vi è una forte disponibilità della popolazione nei confronti della terra, dell’agricoltura, dei prodotti agricoli di qualità e prodotti in forma integrata, senza l’uso della chimica.
A settembre a Cherasco gli sloveni presenti al Convegno erano circa 100, la delegazione più numerosa.

In effetti in migliaia parlano di bava, vogliono estrarla senza magari neppure avere disponibilità di lumache e l’allevamento, ovunque su internet e siti vari si mostrano filmati e immagini con gente con bottiglioni in mano di acqua sporca, quale è il prodotto che si riesce a strizzare dalla sollecitazione dei molluschi.
La bava che può essere utilizzata è ben altro: per essere utilizzata seriamente e per poter sfruttare le enormi potenzialità mediche, prima di tutto deve essere “sanificata” in breve tempo in appositi laboratori chimici, deve essere disidratata per eliminare un’alta percentuale di acqua che è soltanto il contenitore delle molecole e degli elementi essenziali e utilizzabili.

Bava di Helix
– Occorre procedere alla conservazione del secreto subito dopo l’estrazione, per evitare veloci fermentazioni che contaminerebbero la sostanza medicamentosa.
– È indispensabile una certificazione ufficiale del prodotto, con le indicazioni delle percentuali e dei componenti determinanti perché lo stesso possa considerarsi un prodotto controllato e valido all’uso: questo passo deve avvenire con la supervisione scientifica e l’esperienza commerciale di Donatella Veroni.
– E’ importante venga organizzata a favore degli eli- cicoltori coinvolti anche una struttura in grado di garantire il ritiro della bava prodotta, con la possibilità che la stessa venga pagata e possa remunerare gli investimenti e il lavoro soprattutto di raccogliere i molluschi, portarli nella struttura o
macchina per l’estrazione, riportarli al momento giusto nell’allevamento per evitarne la mortalità.
– Sia messa in commercio al più presto una macchina di costi accettabili, magari a moduli quantitativi, in grado di garantire velocità nell’estrazione e nel contempo possa garantire sicuro il benessere dei molluschi. La qualità della bava dipende infatti molto anche dalle condizioni biologiche in cui si trovano i soggetti. Quindi subito è da escludere di poter estrarre buona bava da lumache d’importazione stressate e non in buona condizione fisica e sanitaria.
Su tutto quanto indicato esiste la piena totale disponibilità dell’Istituto di Elicicoltura di Che- rasco, affinchè questo progetto, che riteniamo molto importante e foriero di reddito, diventi realtà concreta e positiva, non sia un sogno o una speranza, non suffragata da situazioni corrette e adeguate, come è purtroppo attualmente.

Una delle fasi più delicate dell’elicicoltura è effettuare nei tempi giusti il trasferimento delle chioccioline, dai recinti ove sono nate, ai recinti di ingrasso.
L’operazione del trasferimento non è così difficile, si può effettuare correttamente e senza troppa fatica con i fogli di carta bianca, messi alla sera e trasferiti al mattino presto nelle zone appositamente appena vegetate.
E’ però una operazione indispensabile per arrivare all’ingrasso definitivo dei molluschi per la vendita finale. Girano sulla rete indicazioni di un nuovo metodo “rivoluzionario” dove non viene consigliato questo trasferimento, in base al fatto che le lumache in un anno soltanto riescono a raggiungere il peso e la misura vendibile e quindi possono rimanere nello stesso recinto in cui sono nate, senza ulteriore lavoro.
Dopo 42 anni di esperienza vissuta direttamente con gli elicicoltori italiani ed esteri, purtroppo dobbiamo comunicare che, escluso alcune limitate zone climatiche del Sud (Lecce e zone vicine al mare della Sicilia) in cui il 50 – 60% dei soggetti può arrivare alla maturazione, in quanto l’introduzione dei riproduttori avviene a febbraio, in tutte le altre regioni e zone geografiche i piccoli nati in estate devono affrontare sempre l’inverno e in primavera hanno bisogno di essere spostate su un terreno libero da bava e con vegetazione giovane.
Il trasferimento diventa quindi obbligatorio se non vogliamo trovarci di fronte dopo qualche mese a lumache “nane”, cioè invecchiate, ma con conchiglia piccola non cresciuta e di peso basso.
All’Istituto ogni giorno ci sono persone che ci presentano questo problema, avendo impostato l’impianto con un solo tipo di recinto e avendo quindi introdotto i riproduttori sull’intero spazio dell’allevamento. L’informazione ricevuta non era adeguata, forse troppo ottimistica. Questi elicicoltori, se vogliono proseguire devono quindi raccogliere i soggetti di varie misure, eliminare i soggetti vecchi, rimettere i recinti in pristino con nuova vegetazione e suddividere l’allevamento in zona di riproduzione (40% del totale) e zona di ingrasso (60% del totale).
La delicatezza e l’importanza dell’operazione è legata però, in maniera preponderante al trasferimento dei piccoli molto presto in primavera, entro e non oltre i primi giorni di aprile. La crescita concreta dei nostri nati infatti avviene per l’80% entro giugno, cioè nei due mesi freschi, umidi e con temperatura ideale (18 – 22°C). Nei mesi seguenti l’ingrasso è più lento e difficile, con risultati quindi rallentati. Ritardare il trasferimento a causa di semine troppo tardive, quasi certamente, compromette il risultato economico dell’annata. Essendo questa una delle principali criticità e difficoltà dell’elicicoltura, soprattutto nei primi anni di allevamento, è quindi assolutamente necessario e consigliato:
• la preparazione del terreno nei recinti di ingrasso va effettuata in dicembre-gennaio e la semina deve avvenire
– verso il 30 gennaio nelle regioni sud e isole
– verso il 20 febbraio nelle altre regioni italiane
• a nord questo periodo stagionale è freddo, magari c’è ancora un po’ di neve. Per ovviare a questo problema è quindi necessario, nelle regioni ove la temperatura d’inverno è sotto lo zero, preparare fisicamente e strutturalmente i terreni a novembre – dicembre, dopo la raccolta, coprire questi spazi con fogli di nylon (tipo da serre) che al momento della semina in una giornata di sole saranno tolti per effettuare, anche se la temperatura è bassa, lo spargimento dei semi specifici (foto 1). Dopo la semina bisogna coprire i recinti con il “Tessuto non Tessuto” gr 17 per mq. protettivo, al fine di anticipare la germinazione dei semi e preparare la vegetazione ad accogliere le lumachine trasferite al più presto. Con il Tessuto non Tessuto la temperatura sul terreno aumenta di 5 o 6°C e le piante più facilmente riescono a germinare (foto 2).
I tempi e le operazioni indicate sono tassative per il Nord Italia, facoltative per il Centro e non necessarie per il Sud e le Isole, zone a predisposizione climatica naturale per questa attività.

MESE di APRILE
Aprile è il periodo di forte crescita in peso delle chiocciole, se nell’impianto si trovano disponibili adeguate situazioni di alimentazione (o seminate e coltivate all’interno dei recinti oppure di supplemento, portate appositamente dall’esterno).
Ad Aprile quindi è molto importante che la vegetazione dei recinti d’ingrasso sia alta almeno 8/10 cm., pronta cioè fin dall’inizio del mese ad accogliere ed alimentare le chioccioline nate l’anno passato e trasferite proprio in questo periodo.
Il fattore fondamentale di crescita è l’alimentazione fresca, insieme alla temperatura tiepida e umida della stagione, insieme naturalmente all’assenza o scarsa quantità ancora di bava sul terreno.
La crescita in questo periodo è molto più consistente. A parità di alimento consumato, a confronto di altri periodi dell’anno, la percentuale di accrescimento è di 6 – 7 volte superiore.
Sembra strano, ma è la pura verità, perché l’umidità relativa di questo periodo gioca un ruolo estremamente importante.
• Terminare la raccolta delle chioccioline nei nuovi recinti d’ingrasso
• Incominciare a seminare la zona parte, esterna all’impianto, fino a tutto agosto, a distanza di 15 – 20 giorni (tra una semina e l’altra) il girasole selvatico: la pianta più diffusa e utilizzata nell’alimentazione di supplemento.
• Entro questo mese bisogna svuotare i vecchi recinti di riproduzione per riseminare la vegetazione dei nuovi recinti di riproduzione per l’anno in corso;
MESE di MAGGIO
Recinti per la nuova riproduzione annuale
Dopo il trasferimento, immediatamente, occorre entrare

dentro i vecchi recinti di riproduzione con la motozappa, preparare il terreno per una nuova semina (che deve avvenire entro il 20 maggio). Essendo recinti per l’accoppiamento e la nascita è indispensabile seminare anche il misto d’insalata (4 tipi di insalata rustiche e resistenti) per ottenere anche le zone di “protezione”.
Quando la vegetazione di questi recinti è alta un minimo di 5-7 cm. si possono introdurre i riproduttori per il 2015, scegliendo, tra i soggetti trasferiti nell’ingrasso, quelli migliori cioè quelli che visivamente risultano già più grandi, con conchiglia dura e con crescita più evidente. Questi soggetti, come è avvenuto l’anno precedente, dopo l’attività di riproduzione, a ottobre saranno venduti per il mercato dell’alimentazione, recuperando così questa percentuale di produzione nata nell’anno passato. Questa operazione deve avvenire entro e non oltre il 15 giugno.

L’elicicoltore del momento
Con un bell’articolo a 4 colonne su LA STAMPA di Torino, terzo quotidiano nazionale, è stato presentato quale “personaggio del mese” un nostro elicicoltore di Vaglio Serra, in provincia di Asti.
Si tratta di Pier Luigi Laiolo, ingegnere “giramondo”, che dopo varie attività in varie parti del pianeta ha deciso di abbandonare la professione per impegnarsi in maniera seria e concreta, nel nostro settore.
Laurea a pieni voti a Torino sulla “corrosione dell’acciaio nel calcestruzzo armato” (poco romantico e poco “nature”) dopo il matrimonio e altre esperienze il ritorno alla terra, nella cascina dei nonni, per mettere in piedi e gestire un allevamento di 9.000 metri quadrati di Helix Aspersa condotto in condizioni biologiche e naturali, all’aperto e alimentazione vegetale.
Il bell’articolo di T. Schiffo termina così:
“la vita cambia drasticamente: fare l’allevatore di lumache non è semplice, si è alle prese con animaletti deboli, prede facili, nello scalino più basso della piramide delle specie viventi e per di più soggetti alle varie intemperie, dalla pioggia al gelo, che quest’anno non ci hanno risparmiati.
I primi risultati sono arrivati e dopo un anno la grande soddisfazione dei fiocchi azzurri e rosa. E’ nata la pagina facebook (lachiocciolagolosa), ci sono già state le prime ordinazioni “vip”, che arrivano da ristoranti stellati del milanese. A volte basta crederci”.

Grazie all’intervento e all’interessamento del socio ANE “Che Lumaca!” di Buja (Udine) la TNT, grande azienda di trasporti espressi e veloci, presente con un servizio capillare di ritiro e consegne in tutti i territori del nostro paese, ha inserito tra i prodotti trasportabili sui propri mezzi aziendali le “lumache vive” di allevamento.
Attualmente svolge e ha svolto questo servizio soltanto la SDA nazionale.
E’ questa una notizia importante e molto utile agli elicicoltori che possono così utilizzare anche il corriere TNT, presente con i propri uffici e magazzini, in tutte le provincie italiane, per spedire ovunque, a ristoranti, clienti privati, anche piccole quantità di prodotto, a costi concordati e interessanti. Naturalmente è un servizio destinato esclusivamente a elicicoltori che producono e inviano lumache spurgate, asciutte e in fase di letargo creato appunto dallo spurgamento e dall’asciugatura dopo la raccolta in allevamento a ciclo completo e non può essere esteso a prodotti d’importazione mantenuti in frigorifero e provenienti dall’incontrollata raccolta naturale, con le conseguenti situazioni negative di conservabilità (umidità, soggetti morti ecc. ecc.)
Le linee guida dettate per il ritiro e il trasporto della TNT sono:
– Le lumache devono essere asciutte, spurgate e in letargo;
– Le lumache devono essere insacchettate in reti di plastica (rafia) con reticolato che non ne favorisca la dispersione, in alternativa le confezioni devono essere di materiale plastico a scomparti e a perfetta chiusura in modo da evitarne la fuga e con fori di aerazione per mantenerne la vitalità.
– L’imballaggio deve essere di materiale idoneo al mantenimento in vita delle lumache e non deve cedere sue parti al prodotto (scatoloni forati di idonea resistenza).
– Il prodotto deve essere accompagnato da specifica dichiarazione nella quale si certifica che le lumache non necessitano di particolari condizioni di trasporto e pertanto, nei limiti delle temperature presenti sul mezzo, non subiranno danno e/o lesioni. In tale dichiarazione va specificato anche che tali condizioni garantiscono il trasporto delle lumache per almeno 72 ore senza la somministrazione di alcun alimento.
– Le spedizioni potranno avvenire solo dal lunedì al giovedì (sono inoltre vietati i ritiri nei giorni immediatamente precedenti le festività superiori ad un giorno) così da evitare fermi depositi.
– Sul documento di trasporto si dovrà sempre indicare il nome e il cognome di una persona responsabile e i relativi numeri di telefono, fax o e – mail così da poter gestire ogni tipo di problematica.
– Le spedizioni non possono essere assicurate.
– Il trasporto è possibile solo sul territorio nazionale e solo su strada.

Associazione Nazionale Elicicoltori
Abbiamo ricevuto dal socio “Che Lumaca!”, premiato nel 2014 con la “Lumaca d’Oro” per la capacità tecnica e organizzativa della propria azienda, la lettera che volentieri pubblichiamo:
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Nel mondo dell’elicicoltura, in questi ultimi anni, si è creata notevole confusione: la televisione, i giornali, e soprattutto internet fanno circolare notizie che dicono tutto ed il contrario di tutto. Non di meno, sull’allevamento di chiocciole a ciclo biologico completo, alle volte, si creano delle confusioni che, se non chiarite, possono portare a delle incomprensioni. Ci riferiamo anche alla sovrapposizione che esiste fra l’Istituto Internazionale di Elicicoltura e l’Associazione Nazionale Elicicoltori. In questi ultimi anni abbiamo avuto modo di parlare con allevatori e per molti l’Istituto e l’Associazione Nazionale Elicicoltori risultano essere la stessa cosa. Non è così, l’Istituto ha come fondatore nel 1972 e direttore il dott. Avagnina ed è un’organizzazione privata; l’Associazione, presieduta sempre da Avagnina, è, diversamente, una associazione tra operatori, riconosciuta dall’A.I.A, che ha il compito di promuovere l’allevamento della chiocciola a ciclo biologico completo ed il suo prodotto. La sede dell’Associazione è ospitata nei locali dell’Istituto: da questa promiscuità può nascere forse la confusione.
Data la scarsa affluenza in questi ultimi anni all’assemblea annuale dei soci che si tiene a Cherasco a fine settembre, ci sentiamo di scrivere queste poche righe per portare alla conoscenza di tutti i soci quanto emerso dall’ultimo incontro. Il presidente Avagni- na, vista la mole di lavoro notevolmente aumentata in questo ultimo periodo e visti anche i suoi problemi di salute, ha accennato al fatto di voler “riformare” un po’ la struttura dell’Associazione, in maniera tale da sollevarlo, almeno in parte, da alcune attività. Ci ha chiesto quindi di sondare un po’ la situazione, di valutare quanti soci effettivamente tengono all’Associazione e vedere se c’è la volontà da parte di tutti di mantenerla e, perché no, di farla anche crescere.
La missione dell’Associazione Nazionale Elicicicoltori è quella di garantire per l’allevatore prima e per il consumatore poi la qualità del prodotto, che si traduce in un miglior riconoscimento economico per i produttori ed in una garanzia di qualità (organolettica, ma anche igienico-sanitaria) per il consumatore finale (pensiamo al manuale di buona pratica agricola presentato al Ministero).
Il marchio Lumache Italiane: senza l’Associazione non esisterebbe o potrebbe essere utilizzato da chiunque. Non meno importante è anche il fatto che tramite l’Associazione gli allevatori possono contare su una rete di assistenza gratuita da parte degli stessi soci e da parte di chi lavora da più di quarantanni in questo settore.
L’Associazione Nazionale Elicicoltori ha un ruolo anche istituzionale e sindacale: è l’ente che può interfacciarsi direttamente con il mondo legislativo e che quindi può contribuire attivamente alla regolamentazione di questa realtà. L’elicicoltura attualmente risulta ancora poco normata e le norme a cui deve far riferimento spesso sono inadeguate perché emanate per altre tipologie di allevamenti.
L’Associazione è, inoltre, un punto di collegamento con le autorità estere che la vedono come riferimento per avvicinarsi al mondo dell’elicicoltura (all’ultimo incontro erano presenti rappresentanti provenienti da ogni parte del mondo).
Ci chiediamo quindi se esista da parte di tutti noi/voi la volontà di proseguire in questo senso, per non lasciare naufragare tutto
il lavoro che è stato fatto nei decenni scorsi. Vogliamo dar seguito alle richieste di Avagnina?
Speriamo che queste poche righe siano da stimolo affinché nei prossimi incontri ci si possa veramente confrontare in tanti. Ricordiamoci tutti che l’unione fa la forza, ancor di più per questo mondo agricolo, e che avere un ente che ci raggruppa tutti può solo che essere una garanzia per il nostro lavoro.
CheLumaca!
Consuelo Bravin – Matteo Venuti – Buja (Udine) consuelo.bravin@yahoo.it
CONSIDERAZIONI del PRESIDENTE
I ruoli dei due organismi sono sempre stati separati, anche se di fronte all’opinione pubblica la stampa spesso assomma i ruoli dei personaggi e dei luoghi trattati. Un’associazione di produttori, come deve essere considerata l’A.N.E. deve occuparsi principalmente di proteggere e aiutare i propri soci nella valorizzazione della produzione, attraverso un lavoro di promozione e informazione a riguardo le caratteristiche alimentari e sanitarie delle chiocciole di allevamento, controllare i dati sui consumi, diffondere la gastronomia e l’utilizzo del mollusco. Un’associazione come l’A.N.E., certamente, non deve occuparsi di far nascere altri allevamenti e propagandare tecniche, materiali, prodotti a nuovi o potenziali elicicol- tori, forse il contrario, deve il più possibile proteggere in generale e sul fronte commerciale e fiscale quelli che già si occupano dell’attività, non creare, al limite, nuovi concorrenti.
Saranno le singole aziende, in nome proprio, che si occuperanno di vendere e diffondere, nel modo migliore e più remunerativo , il proprio prodotto utilizzando anche il fatto di fare parte di un gruppo nazionale che lavora con regole, tecnologie ed etiche simili e controllate.
Tutte queste iniziative devono essere portate avanti da chi fa parte di questa associazione, nella piena consapevolezza che tutto il lavoro, la fatica e il tempo utilizzato, dalle singole aziende è totalmente gratuito, volontario e senza alcun rimborso economico, come è avvenuto fino ad ora, nello spirito di una grande disponibilità personale.
Le grandi difficoltà e spesso anche i limiti (vedi la scarsa partecipazione lamentata nella lettera) sono legati al fatto che non ci sono soldi o rimborsi da gestire, non esistono più attualmente contributi pubblici su cui contare e con cui affrontare programmi e che l’entusiasmo iniziale dei soci molto spesso viene meno e si spegne, per i tanti problemi della vita di ognuno.
Purtroppo un numero sempre più alto di associazioni di allevatori di altre specie animali, simili negli intenti all’A.N.E. ha chiuso definitivamente oppure ha ridotto molto le attività.
Nel mio piccolo e nei mie limiti, il sottoscritto ha cercato in questi 36 anni di vita dell’associazione, spesso da solo, a sopperire questa difficoltà per l’alta convinzione personale che questa nostra chiocciola può e deve avere uno spazio sempre più importante nel panorama degli alimenti per l’uomo.



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