Svolta nell’avvelenamento da Tallio, risolto il caso della tisana killer


Gli esiti dei test, eseguiti a Torino presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte Liguria e Valle d’Aosta, hanno evidenziato la positività al metallo di alcune “erbe da infuso”. In corso verifiche per risalire a chi potrebbe averle preparate

Svolta nel caso degli avvelenamenti da tallio che hanno sconvolto la famiglia Del Zotto a Nova Milanese, in provincia di Monza e Brianza, causando la morte della 62enne Patrizia e dei suoi anziani genitori. Tracce del metallo pesante, letale per l’uomo, sono state trovate in alcune erbe per le tisane a casa dei suoceri del fratello di Patrizia, a loro volta ricoverati in ospedali con i sintomi da avvelenamento.

La svolta nel giallo del tallio è arrivata grazie a un infusore per tisana, anche se rimane il mistero su chi e perchè abbia mischiato il veleno con la bevanda. Così è certo che ad avvelenare le due famiglie Del Zotto e Palma sono state alcune erbe da infuso di provenienza erboristica. È il risultato delle analisi effettuate dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, che ha evidenziatola positività al tallio in quantità superiore alla soglia minima di sicurezza sui campioni prelevati dai tecnici dell’Ats Monza e Brianza nel corso dell’ultimo sopralluogo effettuato con i carabinieri di Nova Milanese nell’abitazione dei coniugi Palma-Pedon, ultimi intossicati dal metallo, consuoceri di Giovanni Battista Del Zotto e Maria Gioia Pittana, vittime del tallio insieme alla figlia Patrizia.

Secondo i rilievi le tracce di tallio trovate erano in quantità superiore alla soglia minima di sicurezza, sostanza concentrata in una tisana “campionata” a casa di Alessio Palma e Maria Lina Pedon, coniugi ultraottantenni di Nova Milanese (Monza) ricoverati da metà novembre. I due anziani sono gli ultimi due casi che si sono verificati nella stessa famiglia, nella quale sono morte tre persone e cinque in totale sono finite in ospedale. La tisana “al tallio”, contenuta in una terrina priva di marca e di indicazioni circa la provenienza, è stata prelevata dai tecnici dell’Agenzia Tutela Salute per la provincia di Monza e Brianza, nel corso dell’ultimo sopralluogo effettuato dai carabinieri di Nova Milanese (Monza).

Gli esiti dei test, eseguiti a Torino presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte Liguria e Valle d’Aosta, hanno evidenziato la positività al tallio di alcune “erbe da infuso” non di fabbricazione commerciale, su cui sono in corso verifiche per risalire a chi potrebbe averle preparate.È stato in parte, così, svelato il mistero della morte dei tre parenti, lo scorso ottobre: Patrizia Del Zotto, di 62 anni, e i due suoi anziani genitori, Giovanni Battista, di 94, e Maria Gioia Pittana, di 87. La miscela incriminata è stata trovata in casa dell’ultima coppia finita in ospedale, i coniugi Palma-Pedon, suoceri di un altro figlio deiDel Zotto, Domenico, l’unico, con lamoglie,a non essere mai stato contaminato. Nell’abitazione, i carabinieri di Nova avevano sequestrato la terrina durante l’ultimo sopralluogo per farla analizzare dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte Liguria e Valle d’Aosta, con sede a Torino.

Al termine dell’accertamento la positività al tallio è emersa in quantità superiore alla soglia minima. Ma se le analisi hanno consentito di scoprire da dove è partito l’avvelenamento, c’è da capire come il metallo sia finito lì dentro. Per ora i due anziani, ancora ricoverati in ospedale, non hanno saputo dare indicazioni sulla provenienza del prodotto né su una consumazione in tempi recenti. Su questo aspetto si concentrano le indagini dei carabinieri, coordinate pm di Monza Vincenzo Nicolini. L’inchiesta è aperta contro ignoti con l’ipotesi di omicidio e lesioni colpose.

•— Cosa è il tallio?
Il tallio è un metallo tenero e malleabile, ampiamente diffuso in tracce nella crosta terrestre. Allo stato puro è insapore e inodore. Il tallio è presente nell’aria, nell’acqua e nel suolo. Viene utilizzato nella produzione di dispositivi elettronici; ha anche un uso limitato nella produzione di lenti ottiche e per procedure mediche di valutazione di malattie cardiache.
•—Il tallio è tossico?
Il tallio rappresenta un contaminante di prioritaria rilevanza tossicologica, la cui eventuale presenza nell’acqua destinata al consumo umano dovrebbe essere ridotta ai livelli più bassi raggiungibili attraverso pratiche e tecnologie ragionevolmente praticabili.
•— Quali sono gli effetti del tallio sulla salute?
Il tallio – se ingerito in elevate quantità in breve tempo – può colpire il sistema nervoso, i polmoni, il cuore, i reni e il fegato. L’esposizione determina perdita temporanea di capelli, vomito e diarrea. L’esposizione ad alti livelli per breve periodo può anche provocare la morte.
•— Quali sono gli effetti per basse esposizioni prolungate nel tempo?
Sul tallio esistono pochi studi epidemiologici riguardanti gli effetti sull’uomo. Gli effetti di forti intossicazioni sono più facili da individuare. Al contrario, è difficile capire gli effetti per basse esposizioni prolungate nel tempo. Per questo motivo, almeno per il momento, non è possibile valutare con certezza scientifica quali conseguenze la contaminazione da tallio delle acque ha avuto o avrà sulla salute dei cittadini di Pietrasanta. Per comprendere se coloro che sono stati maggiormente esposti rischiano maggiori problemi di salute, bisognerà attendere le successive fasi dell’indagine epidemiologica attualmente in corso.
Per approfondimenti su “Tallio e salute” e sugli studi già effettuati, consulta la presentazione dell’Agenzia Regionale di Sanità Toscana:
•—La presenza di tallio nell’organismo umano può essere causa di cancro?
Non vi sono evidenze scientifiche che il tallio possa causare il cancro negli esseri umani o animali.
•—In che modo l’uomo può esporsi alla contaminazione da tallio?
L’esposizione può avvenire attraverso l’aria, l’acqua, il suolo. Solitamente il livello di tallio nell’acqua e nell’aria è molto basso. La maggiore esposizione si ha per il consumo di cibo (per lo più frutta e vegetali) contaminati con il tallio. Il tallio può essere rilasciato nell’aria per processi industriali come combustione del carbone, cementifici e processi di fusione dei metalli e può pertanto contaminare frutta e verdura. Il tallio contamina gli alimenti perché è facilmente assimilato dalla piante attraverso le radici. Le persone che lavorano nei cementifici o nelle fonderie possono respirare o assumere tallio attraverso la pelle.
Anche se i pesci assorbono tallio dall’acqua, non è noto se mangiare pesce può determinare un incremento del livello nell’organismo.

•—Il fumo di sigarette è fonte di tallio?
Anche il fumo di sigarette è una fonte di tallio. I fumatori hanno nel loro organismo livelli di tallio doppi rispetto ai non fumatori.
•—In quale modo il tallio viene assunto e come viene eliminato dal corpo?
Il tallio può essere assunto attraverso l’ingestione di frutta, vegetali e acqua contaminati, con la respirazione di aria contaminata e attraverso la pelle. Quando viene ingerito, la maggior parte viene assorbita e va rapidamente in varie parti del corpo, specialmente fegato e reni.
Il tallio viene eliminato lentamente. Il tallio viene espulso per lo più con le urine e in misura minore con le feci. Si può trovare nelle urine un’ora dopo l’esposizione. Dopo 24 ore, quantità crescenti si trovano nelle feci.
•— C’è un test diagnostico per determinare l’esposizione al tallio?
La presenza di tallio nelle urine e nei capelli può indicare un’esposizione al tallio. Il test nelle urine può rilevare il tallio fino a due mesi dopo l’esposizione. Sebbene il tallio possa essere misurato nel sangue, questo tessuto non è un buon indicatore di esposizione.
•— Qual è la concentrazione di tallio nelle urine oltre la quale sono ipotizzabili rischi per la salute?
Un parametro di riferimento importante, anche se non sufficiente per determinare in maniera certa gli effetti del tallio sulla salute, è dato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Nel 1996 l’OMS ha pubblicato uno studio riguardante le conoscenze relative al tallio, dal quale emerge che l’esposizione che determina una concentrazione urinaria di tallio sotto i 5 microgrammi per litro non è probabile causa di effetti sanitari negativi. Nell’intervallo 5-500 microgrammi per litro l’entità del rischio e la severità degli effetti negativi sono incerti. L’esposizione che porta a concentrazioni urinarie oltre i 500 microgrammi per litro è associata con l’avvelenamento.
•— Chi non l’ha ancora fatto, può consegnare le urine e i capelli alla Asl per le analisi?
Si, capelli e urine possono essere consegnate al Dipartimento di prevenzione della Asl 12 (via Martiri di Sant’Anna 12 – Pietrasanta) dal lunedì al venerdì, dalle h. 8.30 alle h. 13.00 e dalle h. 13.30 alle h. 17.00.
•—Perché, nelle acque di Pietrasanta, c’è il tallio?
L’attività estrattivo-mineraria, nel corso dei decenni, ha probabilmente prodotto una contaminazione della sorgente Molini Sant’Anna (adesso chiusa) che alimentava tratti dell’acquedotto di Pietrasanta.
Attualmente, le sorgenti di provenienza delle acque di Pietrasanta – su cui sono stati effettuati, in questi mesi, numerosi controlli – non risultano contaminate, poiché l’unica sorgente inizialmente contaminata (Molini Sant’Anna) è stata chiusa in seguito alla prima ordinanza di non potabilità (ottobre 2014). La presenza di tallio nelle acque, rilevata nel corso dei più recenti campionamenti, è dunque da ricondursi alla presenza di incrostazioni nelle tubature.
•— Come è stato stabilito il limite (2 microgrammi per litro) utilizzato come parametro di misurazione del grado di contaminazione delle acque?
L’Istituto Superiore di Sanità, nel parere espresso sulla contaminazione delle acque di Pietrasanta (14 novembre 2014) su richiesta del Dipartimento di prevenzione, scrive: “In assenza di un valore guida per il tallio nell’acqua potabile fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si ritiene che possa essere adottato come valore limite provvisorio il Maximum Contaminant Level di 0,002 mg/L (corrisponde a 2 microgrammi per litro), precedentemente proposto dall’Usepa (Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente). Sebbene basato sui risultati di uno studio datato (1986), tale valore incorpora un ampio margine di incertezza, tale da risultare congruo rispetto a studi tossicologici più recenti”.
Per maggiori dettagli, leggi l’approfondimento: http://www.usl12.toscana.it/2015/07/27/listituto- superiore-di-sanita-sulla-questione-tallio/
• Se la mia abitazione rientra in una zona sottoposta a provvedimento di non potabilità, posso comunque utilizzare l’acqua per altri scopi (per esempio per l’igiene personale)?
Si, l’acqua può essere utilizzata per l’igiene personale e per l’igiene della casa. Non deve essere bevuta e non deve essere utilizzata per cucinare, per lavare alimenti, per innaffiare frutta e verdura.
• Se la mia abitazione non rientra in una zona sottoposta a provvedimento di non potabilità posso utilizzare l’acqua a scopo potabile e alimentare?
Tutti gli acquedotti del territorio sono costantemente monitorati attraverso i campionamenti. Gli eventuali sforamenti del limite consentito vengono opportunamente segnalati alla popolazione. Di conseguenza, nelle zone di Pietrasanta in cui non vige il provvedimento di non potabilità, l’acqua può essere utilizzata a scopo potabile e alimentare.
• Con quale periodicità la Asl effettua i campionamenti delle acque di Pietrasanta?
Sull’acquedotto di Pietrasanta è previsto un piano straordinario di controllo; i campioni vengono effettuati con periodicità mensile.

Il tallio è così tossico che fu spesso usato in passato per compiere omicidi

Si ritiene che il tallio fosse il veleno prescelto dalla CIA per avvelenare Castro. Il piano non andò a termine. Ma, anche senza l’intervento dei servizi segreti americani, possiamo essere contaminati dal tallio. Oggi sappiamo che è presente nei terreni pugliesi in abbondante quantità. Da dove è uscito tutto quel veleno?

A Bari il 10 maggio 2008 si è tenuto a Mediterre un seminario in cui si è parlato dell’inquinamento dei terreni agricoli. Di particolare interesse è stata la relazione di Roberto Gagliano Candela (cfr. allegato “Il tallio in Puglia”) che ha condotto alcune analisi su terreni agricoli ed ha riscontrato in tutti i campioni un eccesso di tallio.
E’ un metallo pesante è un inquinante che può derivare da processi industriali. E’ correlato sia a stabilimenti siderurgici sia ai cementifici. Questi ultimi vanno tenuti particolarmente sotto osservazione.

Date un’occhiata a quanto riporta la Wikipedia: “Il tallio e i suoi composti sono molto tossici, vanno pertanto maneggiati con estrema cura. La sua tossicità deriva dalla sua capacità di sostituirsi ai cationi dei metalli alcalini (principalmente sodio e potassio) presenti nell’organismo. Questa sostituzione scombina molti dei normali processi cellulari. Tra gli effetti dell’avvelenamento da tallio rientrano la perdita dei capelli ed il danneggiamento dei nervi periferici“.

Per un attimo ho pensato al caso doloroso della signora Anna Carrieri (www.peacelink.it/editoriale/a/25543.html) che ha perso in un solo giorno l’uso delle gambe, rimanendo paralizzata.

“Il tallio – continua Wikipedia – è anche un sospetto cancerogeno. Proprio a causa della sua tossicità, l’uso di sali di tallio come topicida è stato bandito in molte nazioni”.

Il tallio ha tinto di giallo varie storie.

“Fu spesso usato in passato – si può ancora leggere su Wikipedia – per perpetrare omicidi, fino a quando non ne vennero compresi gli effetti e non ne venne individuato un antidoto (il Blu di Prussia). La scrittrice inglese Agatha Christie ne fece l’arma del delitto in uno dei suoi romanzi (Un cavallo per la strega), traendo l’idea dalla sua esperienza di farmacista. Si ritiene che anche la CIA abbia pianificato, ma non portato a termine, un piano per avvelenare Fidel Castro con sali di tallio, che avrebbero dovuto essere messi nelle sue scarpe durante la loro lucidatura. Oltre alla sua morte, l’obiettivo era anche il discredito che sarebbe conseguito dalla perdita della sua caratteristica barba”.

E arriviamo ai dati scientifici che Wikipedia evidenzia: “Il contatto con la pelle è pericoloso e, per evitare danni da inalazione, la fusione del tallio deve essere condotta in ambienti sufficientemente ventilati. La concentrazione massima permessa di esposizione a lungo termine (TLV-TWA) ai sali di tallio non deve superare gli 0,1 mg/m3”.

Una ricerca condotta da Roberto Gagliano Candela, Anna Pia Colucci, Giuseppe Strisciullo, del Dipartimento di Medicina Interna e Medicina Pubblica dell’Università degli Studi di Bari, ha concluso che in Puglia il tallio è risultato a livelli di concentrazione maggiori del limite consentito.

Vi si legge: “Settantatre campioni di terreno agricolo sono stati raccolti, dal Novembre 2000 al Marzo
2001, in quaranta siti della Puglia seguendo i procedimenti riportati dalla normativa vigente in
Italia. Venticinque siti sono stati scelti in provincia di Bari, uno in provincia di Brindisi, tre in
provincia di Foggia, sette in provincia di Lecce e quattro in provincia di Taranto. I siti di prelievo erano localizzati in prossimità delle principali sorgenti antropiche presenti sul territorio (discariche, fabbriche, inceneritori, industrie metallurgiche, ecc.)”.

Il chimico ambientale Federico Valerio fa delle interessanti (e preoccupanti) annotazioni sul tallio: “Uno studio condotto in Germania (Ewers 1988) attribuiva ai cementifici la contaminazione di Tallio di terreni ed alimenti, riscontrati nelle vicinanze di questi impianti. E’ molto probabile che il Tallio, un metallo particolarmente tossico, derivasse dall’uso di ceneri di pirite, uno scarto di lavorazione utilizzato nei cementifici per la produzione di cementi ad alta resistenza. In questi casi la contaminazione da Tallio può coinvolgere sia i lavoratori, nelle cui urine questo metallo è stato trovato a concentrazioni superiori alla media (Schaller, Manke et al. 1980), ma anche la popolazione residente nelle vicinanze dell’impianto (Brockhaus, Dolgner et al. 1981) nelle cui urine e capelli si trovavano concentrazioni di Tallio significativamente più alte che in popolazioni di controllo. L’esposizione a Tallio della popolazione era principalmente dovuta alla contaminazione degli ortaggi coltivati in loco e nella popolazione esposta venivano riscontrati sintomi neurologici riconducibili a questa esposizione”.

La questione della pericolosità del tallio va ricondotta più in generale alla questione della pericolosità delle emissioni dei cementifici, che possono essere considerati dei mega-inceneritori e la cui polveri finissime spesso sono sfuggite ad un più approfondito controllo. A questo proposito rinvio a quanto viene puntualmente riferito dal chimico ambientale Federico Valerio nel documento PDF allegato a questa pagina web.

Informazioni generali Il tallio (simbolo Tl) è un elemento chimico appartenente al III gruppo del sistema periodico degli elementi, con numero atomico 81 e peso atomico 204.383. Il tallio è un metallo tenero e malleabile; esposto all’aria, va incontro ad ossidazione assumendo una tinta grigiobluastra simile a quella del piombo. Nella sua forma pura è privo di odore e di sapore. Il tallio può trovarsi in combinazione con altre sostanze quali bromo, cloro, fluoro e iodio. In presenza di acqua forma idrossido di tallio. Nel passato i sali di tallio sono stati usati nel trattamento della sifilide, per la riduzione della sudorazione notturna di pazienti affetti da tubercolosi e per favorire la caduta dei capelli nel trattamento della tricofitosi.

L’uso dei sali di tallio come veleno per i roditori e successivamente come insetticida iniziò nel 1920, e nei successivi 45 anni rimase il principale uso dell’elemento. Tali usi sono stati ormai abbandonati per la tossicità della sostanza. Attualmente il tallio e i suoi composti hanno diversi utilizzi e potenziali applicazioni a livello industriale, soprattutto nel campo delle nuove tecnologie. Tra questi rientrano la fabbricazione di termometri a bassa-temperatura, materiali semiconduttori, contatori a scintillazione per la misurazione della radioattività e sistemi ottici, che sfruttano l’alto grado di rifrazione del metallo. Fonti di contaminazione e vie di esposizione per l’uomo Il tallio è un elemento raro ma ubiquitario nell’ambiente, presente normalmente in associazione con sali di potassio in argille, fanghi e graniti. Il tallio si ritrova inoltre nelle emissioni e nei residui della combustione del carbone e della fusione del ferro, e in molti reflui industriali e di estrazione mineraria. I composti del tallio sono volatili ad alte temperature e non sono generalmente trattenuti in modo efficace dai mezzi di controllo delle emissioni.

A seguito della combustione di materiali e/o rifiuti contaminati una larga percentuale di tallio viene quindi rilasciata nell’atmosfera. Il destino del tallio in seguito alla deposizione atmosferica dipende dalle caratteristiche del terreno, con una ritenzione elevata nei suoli che contengono argilla e materiale organico. il tallio presente nel suolo, o depositato sulle parti aeree, viene assorbito dai vegetali sia attraverso le radici che le foglie, accumulandosi nei tessuti vegetali. L’esposizione umana al tallio può avvenire attraverso diverse vie: orale, attraverso l’ingestione di cibi contaminati, respiratoria, attraverso l’inalazione di polveri e fumi, o dermica, per contatto con tallio metallico o i suoi sali. In genere i livelli di tallio nell’aria e nell’acqua sono molto bassi. Il contributo prevalente all’esposizione è dato dalla dieta, principalmente attraverso il consumo di frutta e verdura contaminati Nell’ambiente lavorativo l’esposizione a tallio avviene principalmente per contatto dermale, in quanto iltallio viene facilmente assorbito attraverso la pelle, e attraverso la via inalatoria.

L’amministrazione Americana per la salute e la sicurezza sul lavoro (OSHA) ha stabilito come valore limite per l’esposizione occupazionale al tallio la concentrazione di 0,1mg/m3 nell’aria del luogo di lavoro. Effetti sulla salute Il tallio è rapidamente assorbito, sia negli animali da laboratorio che nell’uomo, e si distribuisce in tutto l’organismo accumulandosi di preferenza nelle ossa, nel rene e nel sistema nervoso centrale. Il tallio può attraversare la barriera placentare e si ritrova nel latte materno. Il meccanismo di tossicità del tallio più rilevante consiste nella sostituzione del potassio nella pompa Na+/K+ ATP-dipendente. L’analogia con gli ioni potassio, dovuta alla similarità nella carica e nel raggio ionico, permette al tallio di sostituirsi al potassio in importanti funzioni cellulari. Ulteriori meccanismi di tossicità, analoghi a quelli di altri metalli pesanti, sono il legame con i gruppi sulfidrici delle proteine, il danno alle membrane mitocondriali e l’induzione di stress ossidativo. In animali da esperimento il tallio ha mostrato una elevata tossicità acuta, superiore a quella del mercurio, cadmio e altri metalli pesanti. Nel ratto in seguito a somministrazione per gavaggio si osservano alopecia, atrofia dei follicoli piliferi, difficoltà di respirazione, diarrea e variazioni di parametri biochimici.

L’esposizione a tallio è anche associata a effetti negativi sulla linea germinale, con alterazioni nell’epitelio tubulare del testicolo e nella produzione di spermatozoi nel topo. Gli studi sulla genotossicità del tallio sono limitati e insufficienti per una valutazione conclusiva di questo parametro. Nell’uomo la severità degli effetti tossici del tallio dipende dalla dose cumulativa assorbita e dalla tolleranza individuale. Alte dosi di tallio assunte accidentalmente hanno causato effetti tossici quali vomito, diarrea, perdita temporanea dei capelli, ed effetti sul sistema nervoso centrale, sui polmoni, sul cuore, sul fegato e sui reni. Sono stati riportati anche casi di decesso. Il sistema nervoso centrale e periferico è un bersaglio preferenziale nell’intossicazione da tallio. Valore guida La direttiva europea n. 98/83/CE sulle acque destinate al consumo umano, recepita in Italia dal D.Lgs. 31/2001, non indica valori limite specifici per il tallio. L’Istituto Superiore di Sanità ha raccomandato come valore limite valido sul territorio nazionale la concentrazione di 0,002 mg/L.

Efficacia dei trattamenti Nei casi di contaminazione, il trattamento con allumina attivata e resine a scambio ionico si sono dimostrate efficaci nella rimozione del Tallio nelle acque destinate al consumo umano fino a concentrazioni inferiori 0.002 mg/L.

Ha ucciso tre persone a Nova Milanese, in provincia di Monza, e ne ha costrette al ricovero in ospedale altre cinque. Il tallio, che secondo l’istituto zooprofilattico di Torino era contenuto in un’erba utilizzata per infusi e tisane, è un metallo tenero e malleabile che scurisce per ossidazione quando è esposto all’aria assumendo una tinta grigio-bluastra simile a quella del piombo.

Scoperto nel 1861 da William Crookes (e, indipendentemente, da C.-A. Lamy all’incirca nello stesso periodo), il tallio viene chiamato anche ‘veleno dell’avvelenatore’ per la sua capacità di uccidere senza destare sospetti. Non si usa da solo – spiega l’Enciclopedia Treccani – ma sotto forma di leghe con argento, alluminio ecc. che vengono usate per vetri d’ottica, per produrre luce verde (segnalazioni, fuochi d’artificio), come insetticidi, topicidi, agenti fotosensibili e catalizzatori.

 Il t. è in grado di causare forme di intossicazione acuta (dolori addominali, scialorrea, vomito, convulsioni, fenomeni paralitici) che in alcuni casi possono provocare la morte. La variante cronica si accompagna a sintomi cutanei, compresa la necrosi degli strati superficiali della cute. Il danno epatico è particolarmente rilevante, ma in molti casi il sospetto diagnostico è tardivo e si conferma soltanto con le manifestazioni di alopecia (perdita dei capelli e dei peli). Entro 2-3 settimane può sopraggiungere la morte.



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